Il 65% degli italiani abita in “case sprecone”

Il 65% degli italiani abita in “case sprecone”

Posted on maggio 25, 2016 by in Marketing with no comments

La maggior parte degli edifici residenzaili ha più di quarant’anni. Basterebbero piccoli interventi di riqualificazione energetica per ridurre i consumi del 30%. Lo dice una ricerca della società Rse.

VECCHIE E SPRECONE. Così sono le case degli italiani. Il 65% degli edifici residenziali ha più di 40 anni e, grazie a piccoli interventi di riqualificazione energetica, si potrebbero ridurre i consumi del 30%: a livello nazionale questo equivarrebbe a un risparmio di 8 milioni di tonnellate di petrolio, con una riduzione delle emissioni di anidride carbonica pari a 19 milioni di tonnellate. A scattare questa fotografia sono gli esperti della società Rse (Ricerca sul Sistema Energetico) nella nuova monografia “Edifici energeticamente efficienti: un’opportunità”, presentata nella sede milanese di Assimpredil Ance.

Edilizia figlia del boom. “La maggior parte di questi edifici è nata nelle periferie durante il boom economico, prima che venisse emanata una legge sulla prestazione energetica in edilizia”, spiega Marco Borgarello, responsabile del gruppo di ricerca sull’efficienza energetica di Rse. “Per contenere gli sprechi basterebbero piccoli interventi, con tempi di ritorno entro i 15 anni, come la sostituzione degli infissi, delle caldaie e la coibentazione. Facendo una stima complessiva servirebbero investimenti per 137 miliardi: una cifra importante, se si considera che le detrazioni fiscali non agevolano tutti (ma penalizzano soprattutto famiglie giovani e anziani a basso reddito) e che le banche faticano a finanziare progetti che si ripagano nel lungo periodo”.

Una logica industriale. “Integrare l’efficienza energetica alle opere di manutenzione degli edifici, che oggi riguardano già il 2% del parco edilizio italiano, potrebbe essere la chiave per aprire nuovi scenari”,

commenta Stefano Besseghini, amministratore delegato di Rse, “e soprattutto per trovare imprese in grado di accostarsi al progetto di riqualificazione con una logica industriale, questo a beneficio dell’intera filiera e con un maggior tasso di vantaggio economico e competitivo”.

 

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