Gli interni di Ponti all’università di Padova

Gli interni di Ponti all’università di Padova

Posted on aprile 26, 2016 by in Marketing with no comments

L’ateneo patavino prende il nome dalla trecentesca Locanda del Bove (Bo) e custodisce un segreto: interni straordinari che portano la firma di maestri del Novecento

Il Bo è l’antico palazzo che ospita l’Università di Padova dalla fine del 1400, quando cioè La Repubblica Veneta raccolse le facoltà in un’unica sede, la trecentesca Locanda del Bove (il Bo, appunto), sorta di lussuoso albergo citato con meraviglia dai viaggiatori rinascimentali. Qui, nel Cinquecento, furono realizzati il primo teatro anatomico e il primo orto botanico al mondo, oltre che l’ampliamento verso nord, progettato da Andrea Maroni e imperniato sul celebre Cortile Antico.

Il Bo ospita il più antico Teatro Anatomico permanente del mondo, completato nel 1595 su impulso di Girolamo Fabrici d’Acquapendente. Foto di Aldo Pavan

Ma è nel Novecento che il grande lotto quadrangolare acquisì l’aspetto odierno. Infatti, dopo ulteriori acquisizioni ottocentesche e la realizzazione negli anni Venti di un nuovo ampliamento da parte di Guido Fondelli, il rettore Carlo Anti indisse un concorso che portò Ettore Fagiuoli a realizzare il Cortile Nuovo e a riorganizzare organicamente il complesso.

Il Cortile Nuovo o Littorio è il baricentro del progetto di Ettore Fagiuoli, vincitore del concorso indetto nel settembre 1933. Foto di Carlo Calore

Era il 1934, l’anno decisivo per il Bo: in giuria c’era Gio Ponti, che concorreva in un’altra competizione, quella per la costruzione del Liviano, la nuova facoltà di Lettere. Tra il rettore e il progettista milanese nacque uno straordinario sodalizio, documentato da un intenso carteggio, che vide Ponti incaricato anche dell’interior design della nascente area novecentesca del Bo. Grazie alla neonata “Legge del 2%” (poi rinominata n. 717 del 1949) – che prevedeva che il due per cento delle somme destinate alla costruzione di edifici pubblici venisse investito per “l’abbellimento di essi mediante opere d’arte” – il rettore Anti nel 1942 chiamò anche Funi, Fornasetti, Severini, Scarpa, Martini, Campigli a lavorare all’opera. L’esito di questa mobilitazione di artisti fu una successione di spazi destinati soprattutto alla rappresentanza politico-istituzionale, che contribuì a definire l’ala novecentesca come il Grande Bo.

La Scala del Sapere conduce al Rettorato. Affrescata da Gio Ponti (1941), celebra la conoscenza ed è arricchita dal Palinuro di Martini. Foto di Carlo Calore

Oggi la raffinata esedra della Scala del Sapere, affrescata da Ponti e arricchita dalla statua “Palinuro” di Arturo Martini (dedicata al laureato padovano e capo partigiano Primo Visentin), conduce con i suoi scalini in marmi policromi dall’Atrio degli Eroi al Rettorato, ubicato al primo piano. La Basilica, ovvero l’aula delle lauree, stupisce per la sua grandiosità: su inconfondibile disegno pontiano, un doppio ordine di colonne stilizzate di marmorino rosso sostiene l’intreccio del soffitto, mentre sulle vaste pareti affrescate Pio Casarini ricorda gli studenti patavini caduti durante il Risorgimento e la prima guerra mondiale.

Al primo piano, la sala delle lauree progettata da Gio Ponti è detta Basilica. Voluti dal rettore Anti, gli affreschi di Casarini celebrano l’eroismo degli studenti padovani. Foto di Aldo Pavan

Poco oltre, la Galleria del Rettorato accoglie, oltre a una sequenza di lampade-alabarde bianche disegnate da Ponti, uno straordinario ciclo di affreschi azzurri. Città della Serenissima, simboli accademici, edifici universitari ed ex studenti divenuti santi o beati portano la firma di Piero Fornasetti che, chiamato alle armi nel 1943, fu sostituito da Fulvio Pendini. Se poi altri ambiti – come lo studio del rettore, l’aula magna, il senato, le sale di laurea di legge e medicina – recano ovunque squisiti dettagli novecenteschi, è certo il Circolo dei Professori la sequenza spaziale in cui il genio pontiano si esprime con gli esiti più coerenti e compiuti. Dalla palette giocata sui freschi e inediti toni del verde e del prugna alla sapiente eleganza di tavoli, sedie, porte scorrevoli in legno, fino ai bellissimi pavimenti che rileggono con semplici diagonali alternate il tradizionale terrazzo alla veneziana, tutto porta l’inconfondibile cifra del grande architetto milanese.

La sequenza del Circolo dei Professori reca l’inconfondibile cifra di Gio Ponti, che diventa antologia di squisiti dettagli e galleria di opere d’arte nella Sala di Lettura. Foto di Massimo Pistore

I “Luminator” di Pietro Chiesa illuminano quadri, disegni e sculture, mentre agli eleganti arredi della sala da gioco risponde la semplice funzionalità della deliziosa cucinetta. Non a caso, d’accordo con Anti, Ponti profuse in queste stanze un impegno particolare, dall’intento condiviso e galante: offrire ospitalità, in alternativa al vicino Caffè Pedrocchi, anche alle mogli dei professori. Ora l’università ha deciso di aprire al pubblico il Grande Bo che, seppure tuttora utilizzato, dall’estate scorsa è offerto alle visite guidate.

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