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BONUS CASA 2016

BONUS CASA 2016

Posted on aprile 13, 2016 by in Marketing with no comments

Attenzione: con la legge di stabilità 2016 (legge n. 208 del 28 dicembre 2015) sono state prorogate fino al 31 dicembre 2016 sia la detrazione fiscale del 65% per gli interventi di efficientamento energetico e di adeguamento antisismico degli edifici, sia la detrazione del 50% per le ristrutturazioni edilizie. E’ prorogato fino al 31 dicembre 2016 anche il Bonus Mobili, cioè la detrazione del 50% su una spesa massima di 10mila euro per l’acquisto di mobili.

Chi sostiene spese per i lavori di ristrutturazione edilizia può fruire della detrazione d’imposta Irpef pari al 36%. Per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2016, la detrazione Irpef sale al 50%.

Una detrazione del 50% spetta anche sulle ulteriori spese sostenute, dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2016, per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+, nonché A per i forni, per le apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione.

La detrazione è, invece, pari al 65% delle spese effettuate, dal 4 agosto 2013 al 31 dicembre 2016, per interventi di adozione di misure antisismiche su costruzioni adibite ad abitazione principale o ad attività produttive che si trovano in zone sismiche ad alta pericolosità.

Per le prestazioni di servizi relative agli interventi di recupero edilizio, di manutenzione ordinaria e straordinaria, realizzati sugli immobili a prevalente destinazione abitativa privata, si applica l’aliquota Iva agevolata del 10%.

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Il tetto del mondo è ecologico

Il tetto del mondo è ecologico

Posted on aprile 11, 2016 by in Marketing with no comments

Shanghai Tower, il secondo grattacielo più alto del pianeta, ha ottenuto la certificazione energetica LEED Gold

E’ il secondo edificio più alto del mondo, ed è stato completato solo poche settimane fa: la Shanghai Tower svetta sullo skyline cinese con i suoi 632 metri di altezza e 120 piani abitabili, collocata tra altri due imponenti grattacieli, il Jin Mao Building e lo Shanghai World Financial Center. Insieme, i tre edifici hanno cambiato per sempre il panorama della metropoli cinese, ma alla Shanghai Tower va anche un altro merito: quello di aver letteralmente innalzato l’asticella della sostenibilità per un edificio tanto grande.
Il secondo grattacielo più alto del mondo (preceduto solo dal Burj Khalifa di Dubai) ha infatti ricevuto la certificazione LEED Gold, attestazione prestigiosa che testimonia l’efficienza energetica e l’impronta ecologica degli edifici. Il progetto della Shanghai Tower, concepito dallo studio di architettura californiano Gensler, è attualmente pronto per gli ultimi ritocchi e per l’ingresso dei residenti, ma le sue caratteristiche ecosostenibili sono già ben delineate. In generale, si stima che le strategie sostenibili adottate consentano una diminuzione dei consumi del 20% circa rispetto ai grattacieli tradizionali – se di ‘tradizione’ si può parlare visto la velocità evolutiva di questi giganti architettonici.
La forma attorcigliata e affusolata è stata pensata per minimizzare l’impatto dei venti (che a quell’altezza spirano potenti) e ridurre l’urto causato dai tifoni – soluzione testata in galleria del vento. La struttura è leggera, e l’acciaio risparmiato per costruirla in questo modo ha consentito una riduzione notevole dei costi e dei materiali. L’involucro dell’edificio è costituito da una doppia ‘pelle’ composta di lastre di vetro rinforzato di forme differenti: l’intercapedine che si viene a formare tra un rivestimento e l’altro garantisce un altissimo isolamento termico, sia nei mesi freddi che in quelli caldi. Inoltre, la facciata vetrata consente alla luce naturale di penetrare negli ambienti interni per molte ore al giorno, riducendo i futuri costi di illuminazione. L’energia per le luminarie esterne viene fornita dalle turbine eoliche inserite all’interno della facciata stessa. Dove possibile sono stati utilizzati materiali proveniente da riciclo, mentre il parapetto esterno funge anche da canalina che convoglia l’acqua piovana – riutilizzata per gli impianti.

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Se il capocantiere è un drone

Se il capocantiere è un drone

Posted on aprile 8, 2016 by in Marketing with no comments

Per costruire un palazzetto di basket, negli USA si utilizza un sistema che monitora l’andamento dei lavori tramite robot. Con qualche dubbio sulla privacy dei lavoratori.

È un drone a coordinare i lavori per la costruzione del nuovo stadio dei Sacramento Kings, squadra californiana di basket NBA. Il lavoro degli operai viene costantemente monitorato da droni aerei e da software che aggiornano automaticamente i progressi della struttura.
LAVORI SOTTO CONTROLLO. Una volta al giorno i droni sorvolano il sito e raccolgono riprese video, che vengono poi convertite in immagini tridimensionali. Queste vengono quindi analizzate da un software, che le compara con il progetto originale del palazzetto ed esegue controlli incrociati rispetto ai tempi di lavorazione previsti. Se una trave di sostegno è in ritardo sulla tabella di marcia, i manager del cantiere lo vengono a sapere in tempo reale dal monitor del loro computer.

PRO… Il sistema è stato sviluppato alla University of Illinois per cantieri complessi che possono presentare problemi, e in questo momento viene utilizzato anche in Giappone e in Arizona per grandi costruzioni. Il software sorveglia tutte le fasi dei lavori, dall’arrivo dei materiali all’edificazioni delle pareti: è un esempio di vigilanza tecnologica che permette alle imprese di mantenere un più stretto controllo su tutti i processi, compreso l’operato dei dipendenti.

…E CONTRO. Proprio questo è l’aspetto più controverso: un sistema del genere fa sorgere dubbi sulla protezione della privacy dei lavoratori e potrebbe costringerli a lavorare oltre le ore consentite. Un portavoce dell’organizzazione sindacale Laborer’s International Union of North America ha dichiarato che l’ente non era stato informato della cosa.

Uno degli autori del software, il professor Mani Golparvar-Fard, ammette che quello dell’invasività del sistema di sorveglianza può essere un tema delicato, ma aggiunge che lo scopo è offrire agli operai le risorse per essere più efficienti e che «sui cantieri ci sono sempre state telecamere e persone che osservano le operazioni».

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Sorpresa, l’Italia è prima per efficienza energetica

Sorpresa, l’Italia è prima per efficienza energetica

Posted on aprile 7, 2016 by in Marketing with no comments

Sorpresa: l’Italia è numero uno nella classifica dell’Efficienza Energetica Mondiale elaborata da Avvenia (www.avvenia.com), società leader nel settore.

La classifica di Avvenia prende in considerazione le 12 maggiori economie del mondo, che da sole costituiscono la metà dell’intera economia mondiale e che rappresentano il 65% del consumo globale di energia e il 60% delle emissioni di gas a effetto serra.

Sono inclusi nel ranking di Avvenia i Paesi con i maggiori Pil nominali espressi in miliardi di dollari: Stati Uniti (17.419), Cina (10.380), Giappone (4.616), Germania (3.860), Francia (2.945), Regno Unito (2.847), Brasile (2.353), Italia (2.148), Russia (2.097), India (1.841), Canada (1.821) e Australia (1.542).

Attraverso la valutazione dei risultati quantificabili nei tre settori chiave di ogni paese, ossia industria, trasporti ed edilizia, Avvenia ha valutato come e con quanta efficienza viene usata l’energia in ciascuno di questi dodici sistemi-Paese, prendendo in esame parametri quantificabili, quali ad esempio la quantità di energia consumata da un Paese in relazione al suo Pil, i consumi chilometrici medi per passeggero, l’energia consumata per metro quadrato di superficie degli edifici.

Tenendo conto di tutti e tre i settori chiave (industria, trasporti ed edilizia), la valutazione di Avvenia per l’efficienza energetica globale ha permesso di ottenere una classifica che vede l’Italia al primo posto, seguita da Germania e Regno Unito. Al quarto e quinto posto Francia e Giappone.

Nella graduatoria 2016 di Avvenia, l’Italia si posiziona al primo posto anche nella specifica graduatoria dell’industria e dei trasporti, mentre per l’efficienza energetica degli edifici è la Cina a occupare il primo posto.

Nel settore dell’industria, sul podio insieme all’Italia sono la Germania al secondo posto e l’Australia al terzo. Seguono a pari merito Francia, Spagna, Cina e Giappone. Nel settore dei trasporti, dopo l’Italia si posizionano invece Giappone e Regno Unito, rispettivamente al secondo e terzo posto. Seguono nella classifica a pari merito Francia e Germania. Per quanto riguarda infine il settore dell’edilizia, sul podio insieme alla Cina in posizioni più o meno pari si collocano Francia e Germania.

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Codice appalti, via libera del governo: «Stop gare con il massimo ribasso»

Codice appalti, via libera del governo: «Stop gare con il massimo ribasso»

Posted on aprile 6, 2016 by in Marketing with no comments

Via libera al nuovo Codice degli appalti, con il primario obiettivo della semplificazione della normativa, della trasparenza e della qualità. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato il nuovo testo, «una corposa riforma che mira a rendere il sistema lavori pubblici finalmente all’altezza di un grande paese europeo». Il nuovo Codice recepisce il vecchio e tre direttive europee e passa da oltre 600 articoli e 1.500 commi a 217 articoli. Al centro del nuovo testo anche norme sulla qualità del progetto che deve garantire la certezza dell’opera, i suoi tempi e costi.

«Basta alle gare al massimo ribasso, la scelta coniuga prezzo e qualità», ha sottolineato Delrio, illustrando le novità principali del nuovo codice degli appalti. «Il tema delle concessioni per la prima volta è stato normato per legge e si stabilisce che il rischio operativo deve essere in carico al privato che non deve essere in grado di rientrare negli investimenti. Lo Stato non è obbligato al riequilibrio per forza». «Sembra banale – ha aggiunto – ma è una rivoluzione».

Nel codice degli appalti «c’è la scelta di superare la legge obiettivo: basta con le procedure straordinarie, si applica la rivoluzione della normalità», ha sottolineato ancora il ministro. Nel provvedimento «si richiama molto a una buona programmazione, le opere sono scelte sulla base della loro utilità, vengono inserite sulla base degli strumenti di programmazione. È una scelta molto chiara e forte, siamo contenti», sottolinea il ministro delle Infrastrutture.

Altri punti importanti del decreto saranno una forte attenzione alla programmazione degli interventi e alla trasparenza delle gare anche tramite procedure informatiche, la riduzione delle stazioni appaltanti, la semplificazione delle procedure, il nuovo ruolo dell’Anac. Il testo dovrà ora raccogliere i pareri delle Commissioni parlamentari, del Consiglio di Stato e della Conferenza unificata, per avere poi il via libero definitivo entro il 18 aprile, termine per recepire le indicazioni di Bruxelles.

Il nuovo codice «rappresenta una piccola rivoluzione copernicana nel sistema degli appalti nel nostro paese», ha detto il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, al convegno ‘La gestione del rischio nel settore delle costruzioni’ organizzati dal Settore costruzioni Aicq. «Da sola – continua Cantone – una legge non è in grado di risolvere i problemi e anche questa legge non avrà un effetto salvifico ma alcune novità la porta, anche nel provare a evitare uno dei rischi principale degli appalti, il rischio di corruzione».​

Ecco alcuni dei punti principali del codice 
CABINA DI REGIA: è l’Organo nazionale di riferimento per la cooperazione con la Commissione europea per quanto riguarda l’applicazione della normativa in materia di appalti pubblici e di concessioni.

OFFERTA ECONOMICAMENTE PIÙ VANTAGGIOSA: nel nuovo testo sarà abbandonato il criterio del massimo ribasso, resterà solo per le gare di importo più basso, in favore dell’offerta economica più vantaggiosa che permette di valutare anche la qualità dell’offerta e le garanzie offerte in termini sociali e ambientali.

PROGETTAZIONE: assume un ruolo fondamentale e si articola in tre livelli: progetto di fattibilità, progetto definitivo e progetto esecutivo. Questo dovrebbe limitare il numero di varianti di progetti e l’aumento di costi e tempi.

RUOLO ANAC: All’Autorità è affidato un ruolo centrale nella riforma con funzioni di controllo, monitoraggio ed anche capacità sanzionatorie nonchè di adozione di atti di indirizzo quali linee guida, bandi e contratti tipo.

PUNTI CONTROVERSI: nelle bozze del testo sono presenti alcuni punti che preoccupano le parti sociali. I sindacati sono infatti sul piede di guerra per la norma che limita al 20% gli affidamenti in house per le concessioni autostradali, affermando che c’è il rischio di perdere 2 mila posti di lavoro, e hanno indetto uno sciopero per l’11 marzo. Dal punto di vista delle associazioni di categoria invece l’Ance, tramite il presidente Claudio De Albertis, indica come criticità la mancanza di una qualificazione unica tramite Soa obbligatoria per le gare sopra i 150 mila euro e non il milione di euro, il pagamento diretto ai sub-appaltatori e la mancanza di un sistema anti-turbativa per le gare sotto soglia. Per gli ingegneri, per bocca del Presidente di Fondazione Inarcassa Andrea Tomasi, invece «la  entralità del progetto, espressamente valorizzata nella legge di delega, non ha trovato adeguato sviluppo nel codice». Mentre l’Oice, l’associazione delle società di architettura e ingegneria, invita a fare molta attenzione «alla disciplina transitoria che, se applicata male, rischia di bloccare il settore».

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Architetture in bilico. Tra Pisa e “Ginger&Fred” molte gemme da scoprire

Architetture in bilico. Tra Pisa e “Ginger&Fred” molte gemme da scoprire

Posted on aprile 5, 2016 by in Marketing with no comments
In bilico, storti e contro ogni legge della fisica: gli edifici e i monumenti pendenti sono ovunque nel mondo. Scopriamoli. Dove si trova, ad esempio, la casa inclinata più vecchia del mondo? Qual è il motivo per il quale ad Amsterdam le case sono tutte storte? E perché poi, non decidere di volare nel Regno unito per immergersi in un paese interamente in bilico. Insomma, dall’Italia all’Europa e fino al Canada, c’è da mettersi comodi, gustarsi le suggestive foto e lasciarsi ispirare per il prossimo viaggio.
Lo studio della gravità e dell’inclinazione hanno sempre affascinato gli architetti di ogni secolo. E in Italia, c’è da dirlo, sembra si siano sbizzarriti più che negli altri paesi. Ebbene sì, appena parliamo di edifici storti pensiamo subito alla famosissima torre di Pisa, ma l’elenco è lungo. Skyscanner.it, ha stilato un elenco di 15 edifici che con la loro forma inconsueta restituiscono alle città quel tocco di particolarità e di stravaganza in più. Alcuni sono stati costruiti volutamente storti da architetti, ma altri ancora lo sono diventati nel tempo a causa del cedimento del terreno e delle fondamenta. In entrambi i casi, è affascinante fotografare e ammirare l’equilibrio che questi edifici hanno raggiunto con ciò che li circonda.

Torre di Pisa, Italia. Cominciamo questo tour ideale degli edifici storti partendo dalla struttura inclinata per antonomasia. Cinquantasei metri, otto piani e sette campane formano il simbolo per eccellenza dell’arte e cultura italiana: la Torre pendente o Torre di Pisa che si trova nella bellissima Piazza dei Miracoli. Costruita nel 1173 e completata nel 1350, poggia su un terreno argilloso e sabbioso. Infatti, ha cominciato presto ad inclinarsi fin dall’edificazione del terzo piano. I piani successivi sono stati costruiti con una curvatura in senso opposto alla pendenza. Oggi, la foto mentre si fa finta di sorreggere la torre con le mani è d’obbligo per ogni turista.

Casa Storta di Sopot, Polonia. Basta dell’acqua e una passeggiata lungo la via principale di Sopot, in Polonia, per sentirsi ubriachi davanti a Krzywy Domek. Chiamata la Casa Storta di Sopot, è un centro commerciale dall’architettura particolare e bizzarra. Progettata dagli architetti Szoty?scy & Zaleski, l’edificio ha una struttura insolita che ricorda le costruzioni surreali di Gaudì. All’esterno riproduce l’illusione ottica di uno specchio deformante e all’interno è un centro commerciale con negozi e ristoranti che di sera lasciano spazio a una delle discoteche più famose della zona.

Casa Pendente, Bomarzo, Italia. Bomarzo ospita il parco più suggestivo d’Italia. Si trova in provincia di Viterbo ed è un mix tra mitologia e fantasia. E la Casa Pendente è una delle maggiori attrattive del Parco dei Mostri. Un piccolo edificio costruito su un masso inclinato e pendente in cui gli interni sono in senso opposto rispetto all’esterno. Un’imperdibile esperienza assolutamente da provare, che produrrà un senso di smarrimento e nausea.

Palazzo dell’Orologio, Pisa, Italia. Torniamo qui, a Pisa, una città ricca di edifici pendenti. Oltre alla torre, anche il Palazzo dell’Orologio. La sua particolare architettura è frutto della fusione di due torri medioevali: torre della Muda e della Fame. Osservando la struttura da Piazza dei Cavalieri, si può notare come entrambi le torri pendono l’uno verso l’altro, spostando l’attenzione verso la parte centrale: l’orologio.

Rennes, Francia. Cambiamo paese. Rennes, capoluogo della regione Bretagna, è una città viva e molto bella da visitare a piedi. Il borgo antico è caratterizzato dalle tipiche casette a graticcio, create con le intelaiature in legno collegate tra di loro in diverse posizioni. Camminando verso piazza Du Champ Jaquet è impossibile non restare affascinati da case storte e senza tempo.

Architetture in bilico. Tra Pisa e "Ginger&Fred" molte gemme da scoprire

Vitré, Francia

Campanile di San Pietro di Castello, Venezia, Italia. Torniamo in Italia, ma spostiamoci più a nord, a Venezia. Questa bellissima città ha uno skyline particolare dovuto ai suoi tre famosi campanili pendenti. Il meno pendente è il Campanile di San Pietro di Castello, situato all’estremità nord-orientale della città di Venezia (nell’isola di S. Pietro), che cattura lo sguardo con la sua struttura massiccia in pietra d’istria che risale al 1463. A causa di un fulmine, diciannove anni dopo, è stato ricostruito, ma oggi è storto per via del cedimento del terreno sottostante fangoso e morbido.

Campanile di San Giorgio dei Greci, Venezia, Italia. Invece, a pochi metri da piazza San Marco, si trova il secondo campanile pendente di Venezia: il Campanile di San Giorgio dei Greci. Affianca una delle chiese ortodosse più belle al mondo, ma poco si sa del suo passato.

Architetture in bilico. Tra Pisa e "Ginger&Fred" molte gemme da scoprire

Lavenham, Regno Unito

Torre degli Asinelli, Bologna, Italia. Anche la città di Bologna vanta di due torre gentilizie pendenti: l’Asinelli e la Garisenda. Se in passato proteggevano la città, oggi indicano l’inizio del borgo antico e suscitano interesse per l’equilibrio raggiunto: entrambe pendenti su lati opposti. In tanti hanno scommesso sul loro cedimento ma sembrano resistere a tutto.

Villaggio di Lavenham, Suffolk, Regno Unito. Per chi vuole provare la sensazione di essere sul set cinematografico di un film ambientato in un borgo medioevale del Nord Europa, Lavenham è il luogo ideale. Questo piccolo villaggio della provincia di Suffolk è caratterizzato da una serie di case a graticcio, colorate e soprattutto quasi tutte storte. Fulcro di una fiorente produzione della lana, nel Quattrocento, il borgo cominciò a crescere in poco tempo e furono costruite case con legna verde che quando si essiccò cominciò a torcersi. Le case non sono state più ricostruite perché il mercato della stoffa cambiò rapidamente e gli abitanti, intanto, si erano impoveriti. Oggi Lavenham è una delle attrazioni turistiche ricercate dai più curiosi.

Edifici di Amsterdam, Olanda. Edifici alti, stretti e con la facciata inclinata rendono speciali le case di Amsterdam. La loro struttura pendente si deve al vecchio sistema di tassazione sulla casa. Infatti, più era larga la facciata e più si pagava, ecco perché queste case sono tutte strette e con scale ripide e tortuose: per ridurre i costi. In questo modo, però, era quasi impossibile fare i traslochi. Di qui l’idea di costruire dei montacarichi sulle facciate per sollevare il mobilio con una carrucola. Ecco svelato il mito delle case inclinate di Amsterdam.

Dancing House, Praga, Repubblica Ceca. La Dancing House è un edificio alquanto stravagante che riesce sempre a catturare lo sguardo di chi passeggia per Praga lungo il fiume Moldova. Simbolo d’innovazione e modernità, è anche chiamato Fred and Ginger perché ricorda la coppia dei famosi ballerini. La torre di pietra è il ballerino, mentre la torre di vetro pendente rappresenta la sua partner. Un edificio circondato da palazzi dallo stile Neo-Barocco, Neogotico e Art Nouveau che si riscatta dal suo passato e invita tutti a osare.

Crooked House of Windsor, Regno Unito. Per chi vuole vedere la casa inclinata più vecchia del mondo, che resite da più di quattrocento anni, deve raggiungere Windsor in Inghilterra. In un angolo ormai storico, c’è la Crooked House of Windsor. Una storia curiosa avvolge questo palazzo costruito nel 1592 col nome di Market Cross House e abbattuto nel 1687 per far posto al municipio. A causa di una disputa sulla proprietà terriera, il tribunale decise di far ricostruire il palazzo a spese di chi l’aveva abbattuto. Quest’ultimo per vendicarsi utilizzò un legno non stagionato che nel tempo si è storto.

Architetture in bilico. Tra Pisa e "Ginger&Fred" molte gemme da scoprire

Market Cross House, High Street, Windsor, UK


Il cuore di Parigi riprende vita con il restauro del mercato di Les Halles

Il cuore di Parigi riprende vita con il restauro del mercato di Les Halles

Posted on aprile 4, 2016 by in Marketing with no comments

Per quarant’anni Parigi si è portata dietro la vergogna di un incredibile atto di autosabotaggio. Il cuore della città non si è mai ripreso dalla distruzione dei padiglioni ottocenteschi del mercato in ferro battuto di Les Halles e dalla successiva creazione, al loro posto, di un soffocante snodo per il trasporto pubblico e lo shopping simile a un mostruoso pugno in un occhio con i vetri a specchio.

Dopo decenni di battibecchi culturali, proteste e strette di mano tra politici, la città sta finalmente cercando di fare ammenda. La prossima primavera, Parigi mostrerà una Les Halles totalmente ristrutturata, coronata da uno dei più ambiziosi progetti culturali del decennio: una gigantesca copertura di vetro ondulato che si estende per 2,5 ettari e che si spera possa, letteralmente, porre un tetto al problema.

Noto con il nome di Canopée (“Chioma”), l’enorme tetto ondulato è stato realizzato con 18mila pezzi di vetro a forma di scaglie sospesi grazie a settemila tonnellate di acciaio, con un costo di più di duecento milioni di euro. Il suo obiettivo è la creazione di un nuovo panorama nel centro della città.

In occasione della sua visita alla struttura nel pieno della frenesia per completare i lavori di ristrutturazione del valore di un miliardo di euro, prima dell’inaugurazione ad aprile, il sindaco della città Anne Hidalgo ha promesso che l’area un tempo definita una “catastrofe urbana” diventerà il “cuore pulsante” della capitale.

Ma sul sito pesa ancora una storia di errori e rimpianti.

La Parigi di Zola

A metà dell’ottocento l’architetto Victor Ballard creò quello che all’epoca venne salutato come un capolavoro di padiglioni in ferro battuto destinati a ospitare i mercati generali della città, descritti da Émile Zola come “il ventre di Parigi”. Tuttavia, i padiglioni furono rasi al suolo all’inizio degli anni settanta. Il gigantesco buco rimasto lì per anni era talmente surreale che il regista italiano Marco Ferreri lo utilizzò come scenario di guerra per Non toccare la donna bianca, la sua bizzarra farsa sulla resistenza del comandante del generale Custer.

Il sito divenne un immenso snodo del sistema di trasporti, con un’enorme intersezione della ferrovia suburbana e di linee della metropolitana da cui passano 750mila passeggeri al giorno. Stiamo parlando della più grande stazione sotterranea d’Europa, accompagnata da un gigantesco centro commerciale sotterraneo che ogni anno è frequentato da 37 milioni di persone.

Finora però il complesso è stato ritenuto sgradevole, orientarsi al suo interno era complicato al punto che parigini e turisti, potendo, se ne tenevano alla larga. La reputazione che lo voleva frequentato da piccoli spacciatori non ha fatto altro che peggiorare le cose.

L’architetto Patrick Berger ha garantito che sarà una nuova porta di ingresso per la città

Il rinnovamento mira a riconciliare la Francia con Les Halles ripensando completamente la stazione e il centro commerciale, a cui si aggiungerà un nuovo tratto di giardini, una biblioteca, un nuovo conservatorio per la musica e le arti e, cosa di fondamentale importanza, un centro unico per l’hip-hop.

Per Hidalgo il centro per l’hip-hop è decisivo. La maggior parte degli utenti di Les Halles provengono dalle banlieues. Sono soprattutto giovani di diversi segmenti del miscuglio sociale che compone la Francia e che non sempre si riflette nel centro della capitale. L’amministrazione comunale voleva includerli, non scacciarli. Les Halles è sempre stato un luogo di fioritura spontanea dell’hip-hop, in particolare della street dance nella stazione, perciò lo spazio disporrà di studi di registrazione, palestre per ballare e strutture dedicate alle arti che gli appassionati possono frequentare e usare.

“Tutti gli utenti delle linee ferroviarie suburbane che abitano o meno a Parigi dovrebbero avere la possibilità di venire qui e trovare un luogo in cui potersi esprimere”, ha affermato Hidalgo. “Quest’idea è dedicata a loro, Les Halles sarà un luogo di libertà lontano dalle costrizioni sociali dei complessi di case popolari”.

L’architetto Patrick Berger ha garantito che sarà una nuova “porta di ingresso per la città” e si è educatamente rifiutato di commentare gli errori del passato. “Per un architetto, le costrizioni possono trasformarsi in virtù”, ha dichiarato.

Il progetto è sottoposto a un attento esame. All’inizio alcuni architetti e urbanisti erano dell’idea che la cosa migliore fosse lasciare il piano della strada completamente aperto, un enorme spazio verde.

Albert Lévy, architetto e urbanista del Centro nazionale della ricerca scientifica, ha dichiarato al Guardian: “Mi sembra un progetto megalomane. Era davvero necessario costruire una copertura tanto costosa? È opinabile. Si sarebbe potuto trovare forse qualcosa di più leggero, più discreto, meno costoso e più aderente allo spirito di Baltard, a cui Napoleone III aveva chiesto di creare una copertura per il mercato leggera come un ombrello”.

Donato Severo, architetto e storico dell’università di Parigi, ha definito la distruzione dei padiglioni ottocenteschi “l’azione più violenta mai compiuta contro il patrimonio di Parigi”. Da allora in avanti, tuttavia, la città si è fatta estremamente attenta al suo patrimonio architettonico. “È difficile oggi immaginare una distruzione di quella portata”, spiega.

Secondo lui, la sfida più grande oggi è conferire a Les Halles una fluidità, far sì che sia più facile e meno disorientante camminarci dentro. “In ultima analisi”, dice, “questo è un tentativo di guarire una ferita che non si è mai rimarginata”.

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Salone dell’Economia, della Conservazione, delle Tecnologie e della Valorizzazione dei Beni Culturali e Ambientali

Salone dell’Economia, della Conservazione, delle Tecnologie e della Valorizzazione dei Beni Culturali e Ambientali

Posted on aprile 1, 2016 by in Marketing with no comments

Dal 6 all’8 aprile la storica sede ferrarese di Restauro riapre le porte per accogliere un pubblico sempre più ampio, con un nuovo sottotitolo che diventa manifesto di questa XXIII edizione: Salone dell’Economia, della Conservazione, delle Tecnologie e della Valorizzazione dei Beni Culturali e Ambientali.

Il Salone 2016, che sarà inaugurato dal Ministro Franceschini, vuole coinvolgere ed è stato a sua volta coinvolto all’interno di unprogramma di grandi riforme e cambiamenti in seno alle nuove politiche ministeriali in ambito di gestione del patrimonio culturale.

Una nuova veste che è stata cucita insieme al MiBACT – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, partner storico della manifestazione, che ha individuato nel Salone la giusta cornice per rappresentare il Sistema Museale Italiano in tutta la sua interezza e complessità. In concomitanza e all’interno di  Restauro prenderà, infatti, vita MUSEI, un’occasione per 5000 musei italiani, forti quest’anno di un aumento della media dei visitatori del 6%, di incontrare una platea di espositori, che rappresentano gli interlocutoridi tutte le realtà museali, pubbliche e private, con cui intrecciare un dialogo collaborazioni. Sono aziende provenienti da settori qualiilluminotecnica, climatologia, software e altre tecnologie, accoglienza, guardiania, ristorazione, bookshop e merchandising, allestimenti, trasporto opere d’arte, archiviazione e catalogazione, che vanno ad aggiungersi al restauro architettonico, perno della manifestazione, e che si affiancheranno ai consueti espositori andando a comporre un panorama ancora più ricco e qualitativamente elevato.

Inerente al focus portato dal Ministero si segnala il seminario tematico Musei & Musei. Verso il sistema museale nazionale?, organizzato da ANMLI – Associazione Nazionale Musei Locali Istituzionali col patrocinio del Comune di Ferrara, che si terrà la mattina divenerdì 8 aprile, al quale è stato invitato a partecipare il Ministro Dario Franceschini.

Alla luce delle riforme del Ministero è stata conferita l’autonomia a 20 musei statali di particolare rilievo, i cui direttori responsabili sono stati nominati attraverso una selezione internazionale, e si sono creati per i restanti musei statali i Poli Museali Regionali, che coordinano il servizio pubblico di fruizione e di valorizzazione sul territorio, avendo la possibilità di creare il sistema museale nazionale, con accordi con gli altri enti e le organizzazioni non statali.

Il seminario s’interroga, dunque, su quali riflessi possa avere la riforma sui musei appartenenti agli Enti Locali, che rappresentano e sono la maggioranza dei musei italiani; sulle modalità di organizzazione del sistema museale nazionale; su quali sinergie si potranno attivare per il territorio e su quali potranno essere i benefici ma anche le criticità per i musei degli enti locali.

A discuterne ci saranno importanti esponenti del mondo culturale e ministeriale italiano.

Le Novità

Non finiscono qui le novità di questo Salone 2016 che per la sua XXIII Edizione torna a collocarsi nel mese di aprile, consueto periodo ad esso dedicato, dopo lo slittamento a maggio della scorsa edizione, in concomitanza con l’inaugurazione di Expo Milano 2015.

Un’edizione dunque ricca di innovazioni, non solo nei contenuti, che porteranno valore aggiunto alla manifestazione.

Prima fra tutte l’ingresso sarà gratuito, questo nell’ottica di favorire una maggior possibilità di fruizione libera della cultura, permettendo a un pubblico sempre più numeroso e diversificato di avvicinarsi al nostro Patrimonio Culturale.

In questa direzione, inoltre, procede la scelta di concentrare il ricco ventaglio di appuntamenti e proposte, 150 tra convegni, presentazioni e mostre, in tre giornate che permettano ai visitatori di sfruttare a pieno il tempo che dedicheranno all’esperienza del Salone 2016.

Ulteriore conferma del fatto che questa edizione ha recepito e fatto proprie le nuove direttive ministeriali e il rinnovato spirito che contraddistingue l’attuale gestione del Patrimonio Italiano, caratterizzato da maggiori investimenti, è l’ampio interesse riservato a temi quali il rilancio del Turismo Culturale nel nostro Paese e una serie di facilitazioni (ARTBONUS), che diano un ulteriore innesco al preziososettore dell’Economia Culturale.

Insieme al Ministero, la XXIII edizione può vantare anche la presenza di grandi istituzioni, quali la Regione Emilia-Romagna, che presenterà il punto di attuazione del programma di restauro in rapporto al sisma del 2012 e il ritorno di storici partner tra gli Enti Istituzionali vicini al settore Culturale come l’IBC – Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna.

Alcuni Highlights

Sempre nell’ottica di attirare i visitatori anche con il fascino poetico che l’arte esercita attraverso tutte le sue sfaccettature, Restauro quest’anno ha voluto introdurre elementi più spettacolari e inconsueti destinati a un pubblico ampio e variegato.

Il design contemporaneo restaurato dalla Fondazione Plart

Per la prima volta, sarà presente al Salone la Fondazione Plart, museo privato che nasce nel 2008 con l’obiettivo di diffondere e promuovere la cultura e la ricerca scientifica legata ai materiali polimerici.

Per la dinamica e innovativa realtà di Napoli sarà occasione per offrire una panoramica a 360° di quelle che sono le sue finalità e attività. Durante i giorni ferraresi il Plart presenterà una selezione di oggetti di design della collezione permanente e saranno illustrati i risultati raggiunti dal laboratorio di restauro di recente costituzione, coordinato da Alice Hansen e Antonella Russo.

Un ulteriore prestigioso motivo per la partecipazione della Fondazione è la presentazione degli atti del convegno “Il Futuro del Contemporaneo. Conservazione e Restauro del Design” (Gangemi Editore) a cura di Giovanna Cassese, programmata per giovedì 7 aprile, ore 15.00, considerato uno degli eventi più attesi del Salone per il suo valore unico e di grande eccellenza a livello internazionale. Il convegno, tenutosi a maggio 2015 come uno degli eventi principali nella programmazione del ‘Festival internazionale del design – Tradizione, innovazione e sviluppo sostenibile’, ha prodotto importanti risultati testimoniati dalla fitta rete di collaborazioni intessute sia a livello nazionale che internazionale e dai notevoli livelli di partecipazione di pubblico con caratteristiche trasversali.

Con la presentazione degli atti al Salone del Restauro continuerà la riflessione sul tema della conservazione del design, disciplina recente nata a seguito delle problematiche riscontrate nelle nascenti collezioni museali dedicate al design in Europa e in Italia e sarà occasione per interrogarsi su ricerca, progetto, innovazione e deperibilità e/o durabilità del design.

Conservare il design significa infatti conservare le testimonianze materiali del vivere quotidiano nell’epoca moderna. La variabilità el’instabilità dei materiali contemporanei (a cominciare dalla plastica) e le rapide innovazioni dell’era post-industriale impongono una riflessione sulla conservazione degli oggetti di design, oggetti-simbolo del XX secolo, che percepiamo come contemporanei e sempiterni ma che si deteriorano e si perdono irrimediabilmente molto più velocemente rispetto alle epoche passate.

Una dedica cinematografica al mondo dell’affresco

Durante il Salone verrà presentato Patrizia Gioia – L’antica arte del Buon Fresco, un documentario sulla tecnica dell’affresco in ambientazione medievale che indirettamente fornisce elementi didattici in materia.

Il video, che è in realtà un vero e proprio prodotto cinematografico, realizzato dall’autrice insieme al regista Lorenzo Vella, attraverso le immagini della realizzazione di un affresco su un muro di pietra illustra le fasi dell’intera lavorazione ambientata nella seconda metà del secolo XIV e poi attraverso le immagini di un laboratorio d’affresco dei nostri giorni, mostrano in modo inconsueto e coinvolgente latecnica del buon fresco per divulgare questa antica forma pittorica ormai insegnata e praticata da pochi catapultano lo spettatore in un’atmosfera antica, affascinante ed immersiva.

L’illuminazione della Gioconda di Leonardo da Vinci

Tra gli espositori saranno presenti le note aziende HIKARI e DEF, che porteranno una replica della strumentazione all’avanguardia che costituisce l’apparato illuminatorio che l’azienda stessa ha utilizzato per illuminare la Gioconda di Leonardo da Vinci.

 Una mostra di merchandising

Di rilievo un’altra mostra che va a completare il focus sui musei, dedicata a un progetto straordinario che vede protagonista un grandemercato di merchandising di qualità, settore che manca completamente nel panorama museale italiano. Saranno mostrati prototipi realizzati dai più grandi designer e aziende del Made in Italy, chiamati a rappresentare i principali luoghi turistici italiani con gadget museali di qualità, in grado di rispondere alle esigenze di un pubblico internazionale.

Grandi Restauri

Tra le colonne portanti del Salone saranno ovviamente presenti le sempre affascinanti testimonianze di restauri eccellenti, fiore all’occhiello delle attività di conservazione nostrane, eseguiti su importanti tesori del patrimonio italiano, di grande interesse non solo per gli addetti e i professionisti del settore, ma anche per il grande pubblico.

Tra i protagonisti alcuni grandi nomi come AssorestauroAssociazione italiana per il restauro architettonico, artistico, urbano, che promuove all’estero il know how e l’innovazione italiana, che sarà presente in fiera con le sue oltre 60 aziende associate e, tramite la collaborazione con ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese all’estero, con delegazioni straniere provenienti da Turchia, Russia, Cuba, Iran, Libano, Messico, Perù, Cile, Brasile, Usa, Canada, Ucraina, Kosovo/Armenia. Queste delegazioni saranno ospitate per due intere giornate in un’area espositiva collettiva aperta per presentazioni tecniche, stand aziendali e incontri bilaterali B2B.

Inoltre, Assorestauro darà vita a una mostra/esposizione dei tre progetti internazionali più importanti seguiti tra il 2014 ed il 2016: laScuola di Restauro a Mosca, per quanto riguarda la Russia; Progetto Med Art e restauro della Sheik Suleiman Mescide a Istanbul, per la Turchia e il Centro tecnologico per il Restauro ed il Design a Cuba.

Non potevano poi mancare due giganti del mondo del restauro come l’Opificio delle Pietre Dure e l’Istituto Centrale per il Restauro, che hanno contribuito a creare questo enorme bagaglio di conoscenza ed esperienza che ha reso l’Italia uno dei Paesi di riferimento nell’ambito della conservazione dei beni culturali.

L’Opificio delle Pietre Dure, in particolare, organizzerà un convegno che si terrà venerdì 8 aprile e che si occuperà dei principali restauri completati nel 2015.

La giornata sarà introdotta dal sovrintendente Marco Ciatti e coinvolgerà i vari settori dell’Istituto. Fra gli interventi si segnalano quello del settore bronzi (Maria Donata Mazzoni, Stefania Agnoletti, Annalena Brini) sul restauro della Porta nord del Battistero di Firenze, opera di Lorenzo Ghiberti, collocata adesso nel nuovo Museo dell’Opera di Firenze e sostituita con una copia; il restauro della tavola con la “Deposizione e Resurrezione di Cristo” per la chiesa di San Carlo dei Lombardi a Firenze; il restauro di alcuni capolavori del patrimonio delle oreficerie diocesane del Lazio; il restauro delle piante in cera del Museo di Storia Naturale di Firenze; per il settore delle pitture murali il restauro dell’affresco raffigurante Sant’Agostino della chiesa di Ognissanti a Firenze, opera di Botticelli e,  per il settore arazzi, unintervento sull’integrazione delle “grandi lacune” nel restauro di questi manufatti.

 Saranno presenti anche testimonianze di restauri eccellenti a livello internazionale, come quello della Nave di Tito promosso dalMinistero Croato.

Infine, anche quest’anno il Salone godrà della presenza del Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, illustre realtà museale, tra le più attente e all’avanguardia nel campo della conservazione e valorizzazione della propria prestigiosa collezione permanente.

Restauro del Novecento ed esperienze e proposte

dal panorama internazionale

Grazie alle ormai consolidate esperienze di collaborazione e scambio che il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara ha intrapreso da tempo con centri universitari esteri, anche per questa edizione l’India e il Brasile saranno ospiti internazionali del Salone, contribuendo, attraverso la presentazione di propri progetti, ad ampliare l’orizzonte di conoscenze nel campo del restauro architettonico del novecento.

A testimonianza di ciò, è stata allestita all’interno del Salone la mostra Viver em Concreto – Living in Concrete: la conoscenza e la conservazione del Moderno in Brasile e India, che ospita decine di progetti, plastici, modellazioni tridimensionali dei principali architetti e progettisti del Novecento e maestri del Movimento Moderno, in uno straordinario dialogo di contaminazioni e assonanze, appunto, traIndia e Brasile, due straordinari giacimenti culturali in cui i processi di riconoscimento, tutela e conservazione devono essere indirizzati anche alla memoria del XX secolo.

Per quanto riguarda il Brasile, attraverso vari contributi tra mostre e convegni, verranno presentati i casi del processo di recupero di Vila Itororò a San Paolo del Brasile, della  Casa di Vidro di Lina Bo Bardi.

Le Presenze Istituzionali

Oltre a tutti gli istituti ministeriali e alla Regione Emilia Romagna, ospiti al Salone saranno diverse realtà istituzionali, importanti a livello sia regionale che nazionale.

Il CNA – Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, regionale e nazionale, sarà presente con tre sottocategorie: CNA Innovazione; CNA Costruzioni e CNA Artistico/Tradizionale.

INAIL – Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, allestirà uno stand nel quale sarà possibile avere materiale informativo a proposito della sicurezza sul lavoro con particolare riferimento alle professioni legate proprio al mondo del restauro.

Oltre al ritorno di storici partner saranno presenti anche il FAI e l’Unesco.

Inoltre, il Comune di Ferrara parteciperà portando una rappresentanza della Fondazione Ferrara Arte e del MEIS – Museo nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah.

Lo SMA – Sistema Museale di Ateneo di Bologna al Salone

Roberto Balzani coordinerà la presenza al Salone di SMA – Sistema Museale d’Ateneo, di cui è Presidente.

Il Sistema Museale dell’Ateneo di Bologna è uno dei più antichi e prestigiosi del Paese. Possiede 14 collezioni, alcune delle quali costituite nel XVI secolo. La sua presenza al Salone ha un duplice scopo: documentare, in modo efficace e attraverso pezzi di straordinario impatto visivo, che cosa si può trovare nei musei di un’antica Università e quali sono le questioni aperte sul terreno della valorizzazione e della patrimonializzazione. In secondo luogo, rendere evidenti – attraverso una specifica occasione seminariale – le relazioni che già esistono fra questi musei, non solo su scala nazionale, e i potenziali di crescita in funzione di una nuova didattica, di una nuova ricerca, ma anche della divulgazione della cultura scientifica, e infine di una fruizione più vasta, grazie a una museografia e ad allestimenti profondamente ripensati e rivisitati. Nel prossimo futuro, lo SMA di Bologna sarà un cantiere nazionale da questo punto di vista, e il Salone rappresenta il luogo ideale per rendere questi aspetti – insieme culturali, tecnici e gestionali – un esempio e un laboratorio di rilievo assoluto.

La presenza dello SMA al Salone s’inserisce in un piano di rilancio generale a livello europeo dell’immenso patrimonio detenuto dalle grandi Università italiane, che oggi viene non solo censito dal Ministero dell’Università ma, per la prima volta, anche fortemente promosso grazie a un protocollo siglato di recente fra Mibact e Associazione nazione dei musei scientifici. Grazie a questo protocollo si delinea la “terza missione” che, dopo didattica e ricerca, l’Università italiana deve perseguire all’interno di una riconfigurazione del proprio ruolo sociale a livello europeo. Per “terza missione” s’intendono tutte le attività che l’Università sviluppa al di fuori delle proprie funzioni caratteristiche: brevetti, start up e anche, appunto, musei, dal momento che le grandi Università italiane detengono tesori dell’arte, della natura e della scienza, anche molto antichi, che, conservati presso gli istituti e i dipartimenti, hanno originato collezioni preziose, tramandate attraverso i secoli.

Il Convegno TekneHub

Come di consueto il Salone del Restauro ospiterà anche un importante convegno a cura di Teknehub, che sarà diviso in due sessioni tematiche.

La prima, intitolata “Progetti didattici nei musei, nei siti di interesse archeologico, storico e culturale o nelle istituzioni culturali e scientifiche”, tratta la collaborazione tra Istituti scolastici e Università nella diffusione della cultura scientifica e nella formazione delle nuove generazioni grazie al programma del MIUR.

 La seconda sessione tematica è intitolata “Musei all’aperto diffusi nel territori e problematiche di conservazione: impatto climatico e problematiche di conservazione dei Siti Unesco” e ospiterà anch’essa tanti interventi e relatori

Sempre a cura di TekneHub, nella figura di Francesca Cappelletti, anche il Workshop/seminario intitolato “2016: La strategia digitale dei musei”, nel quale verranno presentate realtà molto diverse nel campo della fruibilità digitale e della promozione culturale dei musei sulla rete e si approfondiranno le esperienze più riuscite in questo campo, i progetti, ma anche i problemi e i ritardi, possibilmente facendo incontrare i direttori dei musei con i progetti e le ditte che potenzialmente offrano soluzioni per una esperienza interattiva e immersiva all’interno del museo, proponendo modalità per movimentare e rendere più attraente la comunicazione online.

I Premi

Torneranno anche i prestigiosi premi cui da sempre il Salone si fa ambasciatore.

Primo fra tutti il Premio Internazionale di Restauro Architettonico “Domus restauro e conservazione Fassa Bortolo, ideato e promosso nel 2010 da Fassa s.r.l., titolare del marchio “Fassa Bortolo” e dal Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara, con l’intento di valorizzare, attraverso la seconda parte della sua Quinta edizione, progetti realizzati in ambito italiano e internazionale.

Dopo il successo della sezione relativa a “progetti elaborati come Tesi di Laurea, Master, Specializzazione e Dottorato” che ha aperto la quinta edizione del premio nel 2015, l’iniziativa si completa infatti quest’anno con quella relativa ai professionisti del settore.

Sono stati registrati 84 progetti, nuovo record per la manifestazione, provenienti da Medio Oriente (Israele), Sud America (Brasile, Cile e Argentina), Stati Uniti d’America e Asia (Cina e Giappone), cosa che dimostra la crescita costante degli interventi di restauro anche in contesti stranieri e addirittura extraeuropei, dimostrando la necessità di un dialogo e un confronto internazionale su tematiche che hanno accezioni differenti ma problematiche simili.

Il montepremi complessivo sarà di € 10.000,00, distribuito attraverso un premio al progetto vincitore pari a € 5.000,00, accompagnato da una medaglia d’oro, e due premi ai secondi classificati pari a € 2.500,00 ciascuno, accompagnati da due medaglie d’argento.

Inoltre, dalla presente edizione viene bandito, all’interno del premio, anche il “Premio Speciale Fassa Bortolo” che verrà assegnato a coloro che nel rispetto dei principi conservativi, della sostenibilità e della qualità architettonica abbiano saputo utilizzare le soluzioni appartenenti al Sistema Integrato Fassa Bortolo ovvero ai principali Sistemi a esso connessi. Il montepremi per il solo Premio Speciale Fassa Bortolo sarà di € 3.000.

La premiazione del concorso si terrà il 6 Aprile alle ore 18.30 a Palazzo Tassoni Estense, sede del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, e si svolgerà una conferenza il mattino seguente dal titolo Il restauro consapevole, alla presenza di tutti i professionisti premiati.

Tutti i progetti in concorso saranno inoltre esposti in uno stand dedicato all’interno della manifestazione stessa attraverso oltre 160 pannelli che descriveranno lo stato dell’arte nel campo del Restauro architettonico nel nostro paese e nel resto del mondo.

Il Salone si riconferma dunque punto di riferimento per tutti gli addetti del settore e gli ordini professionali che gravitano intorno al mondo della cultura. A questo proposito, anche questa edizione ospiterà quindi workshop e corsi di formazione professionale a rilascio di crediti formativi permanenti, altamente qualificanti, per le categorie di Architetti, Geometri, Ingegneri e altri lavoratori nel campo della conservazione e valorizzazione dei beni culturali e ambientali.

Il Comitato Scientifico

Si conferma la composizione eccellente del comitato scientifico, costituito da importanti personalità che durante l’anno hanno costruito insieme lo scheletro portante della XXIII edizione del Salone e che garantiscono, ognuna per la propria competenza, la qualità e la ricerca scientifica degli argomenti portati, andando a coadiuvare il lavoro del Comitato Tecnico-Organizzativo rappresentato da Carlo Amadori, Marcello Balzani, Carla Di Francesco.

A comporre il comitato scientifico sono quest’anno:

Carlo Amadori – Capo Progetto Acropoli; Marcello Balzani – Responsabile del TekneHub – Tecnopolo di Ferrara, Direttore del DIAPReM, Università di Ferrara; Francesca Cappelletti – membro del Consiglio Superiore dei Beni Culturali del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo; Enrico Cocchi – Regione Emilia-Romagna, Direttore Generale della Programmazione territoriale e negoziata, intese. Relazioni Europee e Internazionali; Riccardo Dalla Negra – Università di Ferrara, Direttore Labo.R.A. Laboratorio di Restauro Architettonico; Sabina Magrini – Segretario regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per l’Emilia-Romagna eRuben Sacerdoti – Regione Emilia-Romagna – Internazionalizzazione delle imprese.

Come di consueto, Carlo Amadori farà il suo omaggio al Restauro e quest’anno al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze con una mostra collaterale che ospiterà i suoi disegni.

Tra volti nuovi e facce conosciute questa edizione promette di parlare a tutti, nell’intento di ridare la giusta luce ed importanza al settore della Cultura, un componente imprescindibile della fisionomia del nostro Paese che può realmente fungere da volano per un rilancio dell’intera economia italiana.

Dagli addetti ai lavori agli appassionati d’arte, ai curiosi e ai sostenitori del nostro invidiabile patrimonio culturale, questa edizione vuole rivolgersi a tutti coloro che a vario titolo si sentono coinvolti da questo imperdibile appuntamento.


Stadio Olimpico, scontro tra titani dell’architettura

Stadio Olimpico, scontro tra titani dell’architettura

Posted on marzo 31, 2016 by in Marketing with no comments
TOKYO – “Mi hai copiato”. “Ma che dici? Non è vero!”. Questo non è un dialogo bizzoso tra scolaretti, ma la sintesi di uno scontro tra giganti dell’architettura sullo Stadio Olimpico di Tokyo 2020. La più grande struttura dei futuri Giochi sarà quella progettata da Kengo Kuma, in quanto il progetto che era stato inizialmente scelto – quello di Zaha Hadid – è stato poi cestinato a sorpresa nel luglio scorso (per decisione diretta del premier Shinzo Abe) con la motivazione che il ciclopico design – molto originale, con una forma che per alcuni richiamava un casco da ciclista – era diventato troppo costoso rispetto alle stime originarie.

L’archistar irachena-britannica ha lanciato le sue pesanti accuse: il design di Kuma presenta troppe similarità con il suo, il che non puo’ essere casuale; del resto il suo team ci ha messo due anni di lavoro, mentre l’architetto giapponese avrebbe impiegato solo tre mesi e mezzo.

 Una questione di ego, di gloria e anche di soldi, visto che Hadid dall’ottobre scorso sta trattando il pagamento finale con il Japan Sport Council, che prima di “liquidarla” chiede la cessione del copyright. Hadid rifiuta e si chiede (pubblicamente) perché il JSC insista su una completa liberatoria se non si profilasse una questione di diritti. Inoltre sia la società di costruzioni (Taisei) sia quella di design (Azusa Sekkei) si erano occupate dei dettagli di realizzazione del progetto Hadid: le stesse due aziende sono passate a capofila del team che aveva invitato Kuma – rimasto fuori dalla competizione originaria – a creare il nuovo progetto poi approvato definitivamente a preferenza di uno rivale di Toyo Ito. Kuma e Ito, del resto, già dal 2014 avevano preso parte a una campagna dell’establishment del mondo giapponese dell’architettura contro il progetto “straniero”, in quando ritenuto faraonico e fuori contesto. La società di Hadid in un comunicato ha preannunciato una azione legale.

La replica di Kuma. In un incontro con la stampa straniera, Kengo Kuma ha illustrato il “suo” stadio enfatizzando alcuni obiettivi primari, come l’inserimento armonico nel contesto ambientale, con un’enfasi sul “greenery” e sull’utilizzo di materiali della tradizione nipponica come il legno. E ha negato in modo reciso di aver copiato. “Vorrei dire anzitutto che il design di Hadid era meraviglioso, unico e perfettamente rappresentativo della sua filosofia. Ma basta dare un’occhiata per avere impressioni molto diverse dai due progetti. Sono due concept completamente differenti”, ha dichiarato. Mentre il design “a sella” di Hadid implica una struttra a lati ascendenti, Kuma ha cercato di rendere l’edificio il piu’ basso (circa 20 metri in meno) e piatto possibile, per limitare l’impatto ambientale e i costi.
Alcune caratteristiche non possono che essere simili, ha aggiunto Kuma, in quanto l’esigenza fondamentale di consentire agli spettatori una visione ravvicinata impone una struttura a tre anelli, mentre il layout di posti e accessi deve rientrare sotto le stringenti regolamentazioni sulla sicurezza.
Il suo progetto ha un costo di realizzazione stimato in 149 miliardi di yen, mentre quello di Hadid – all’inizio ipotizzato in 152 miliardi di yen – aveva visto lievitare i costi di costruzione stimati a circa 252 miliardi di yen principalmente a causa – si disse – del design troppo ambizioso.

L’ombra di Gae Aulenti? In questa vicenda le certezze sono due ma aleggia un insidioso punto di domanda. Prima certezza: effettivamente i costi (non solo quelli dello Stadio) furono sottostimati e tutto il piano Olimpiadi – nell’ansia di ottenere la vittoria per la candidatura di Tokyo – fu caratterizzato da un “dolus bonus” del venditore sia presso l’organismo internazionale preposto a decidere sia presso l’opinione pubblica interna. Anche il concept generale dell’ “Olimpiade più compatta della storia” sta evaporando, visto che per frenare l’ascesa dei costi probabilmente alcune competizioni si terranno fuori dal ristretto perimetro urbano che era stato identificato come “venue”. Seconda certezza: è chiaro che la rivolta del mondo dell’architettura giapponese – che si era sentito umiliato – ha avuto un ruolo nel premere sull’opinione pubblica, con riflessi politici: Abe rischiava di perdere consensi popolari di fronte a un pubblico decisamente contrario al costoso gigantismo olimpico di fronte alla crescita già in atto di debito pubblico, imposte sui consumi e contributi.
Un’interpretazione maliziosa introduce però a considerare un altro elemento. Lo Stadio Olimpico che sorgerà nel luogo di quello (abbattuto) delle Olimpiadi 1964 si trova in un vecchio quartiere della metropoli non distante dal Meiji Jingu, uno dei più importanti templi del Paese: quello della famiglia imperiale, dedicato al bisnonno dell’attuale imperatore. La cagnara sul presunto design-monstre di Hadid come avulso dal contesto ambientale finisce per ricordare quella che alcuni anni fa investì di polemiche l’edificio dell’Istituto Italiano di cultura di Tokyo disegnato da Gae Aulenti. Un palazzo che molti considerano splendido, situato in una zona che rappresenta un altro “sancta sanctorum” della giapponesità: tra il Palazzo imperiale e il tempio nazionalista Yasukuni. Il problema divenne il suo colore rosso, scelto dalla Aulenti come omaggio alla tradizione giapponese del laccato e dei “torii”. Senonché il portale del tempio Yasukuni non è rosso: questo colore manca completamente nell’area, anche se si ritrova altrove. Così ci furono raccolte di firme nel quartiere di Chiyoda, promosse dal presidente onorario dello Yumiuri Shimbun, e un paio di ministri dichiararono che l’edificio disturbava l‘armonia e avrebbe dovuto essere modificato. Un’umiliazione per noi italiani, che ci vantiamo dell’eccellenza del nostro design, senza contare che l’urbanistica di Tokyo è totalmente disarmonica.

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Torino torna a vincere il «Building of the Year» con il grattacielo Intesa-Sanpaolo

Torino torna a vincere il «Building of the Year» con il grattacielo Intesa-Sanpaolo

Posted on marzo 30, 2016 by in Marketing with no comments
Per il secondo anno consecutivo Torino vince il premio «Building Of the Year». Se lo scorso anno la medaglia dell’architettura era andata alla «casa più bella del mondo» di via Alfieri 6, cinquanta passi da piazza San Carlo, nel 2016 la palma d’oro – alla categoria uffici – è andata al grattacielo Intesa San Paolo progettato dall’archistar Renzo Piano. Un riconoscimento che consolida ancora di più la nuova immagine di Torino città smart, turistica e bella da vedere. Aggiudicarsi per due anni consecutivi un record certificato niente meno che dall’«Archdaily» il sito di architettura più visitato al mondo non è da tutti. Nel 2015 l’ex Palazzo Valperga Galleani aveva vinto il concorso «Building of the Year» alla categoria «Refurbishment», ristrutturazione. Il progetto della casa di via Alfieri è stato

l’unico finalista italiano, selezionato tra oltre 3000 lavori distribuiti in una geografia globale dal Cile al Vietnam. Ecco la pagina che annuncia l’assegnazione di questo premio internazionale al grattacielo Sanpaolo.

Per costruire il grattacielo ci sono voluti cinque anni, dal progetto all’inaugurazione, che si è tenuta nell’aprile del 2014. Costo complessivo dell’opera: mezzo miliardo. Dalla serra biodinamica con alberi d’alto fusto e specie vegetali della macchia mediterranea al ristorante superpanoramico in cima, sino all’asilo al piano terra. Sono questi i segni particolari di una struttura «in cui lavorare diventa piacevole» che poi era la “mission” di Renzo Piano.

SOSTENIBILITA’

La torre è stata costruita secondo i principi di sostenibilità ambientale in modo tale da ridurre i consumi energetici. E tutto è stato costruito con materiale anti-allergico. Le facciate Est e Ovest sono state rivestite con un sistema di doppia pelle le cui lamelle mobili garantiscono ventilazione in estate e isolamento termico in inverno. La facciata meridionale è interamente coperta da un campo fotovoltaico di circa 1600 metri quadri. Sullo stesso lato un «giardino d’inverno» con piante rampicanti consente di filtrare e modulare la luce proveniente dall’esterno. L’impianto di climatizzazione sfrutta l’energia di scambio termico con l’acqua di falda senza emissioni nocive per l’atmosfera.

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