Architetture in bilico. Tra Pisa e “Ginger&Fred” molte gemme da scoprire

Architetture in bilico. Tra Pisa e “Ginger&Fred” molte gemme da scoprire

Architetture in bilico. Tra Pisa e “Ginger&Fred” molte gemme da scoprire

Posted on aprile 5, 2016 by in Marketing with Commenti disabilitati su Architetture in bilico. Tra Pisa e “Ginger&Fred” molte gemme da scoprire
In bilico, storti e contro ogni legge della fisica: gli edifici e i monumenti pendenti sono ovunque nel mondo. Scopriamoli. Dove si trova, ad esempio, la casa inclinata più vecchia del mondo? Qual è il motivo per il quale ad Amsterdam le case sono tutte storte? E perché poi, non decidere di volare nel Regno unito per immergersi in un paese interamente in bilico. Insomma, dall’Italia all’Europa e fino al Canada, c’è da mettersi comodi, gustarsi le suggestive foto e lasciarsi ispirare per il prossimo viaggio.
Lo studio della gravità e dell’inclinazione hanno sempre affascinato gli architetti di ogni secolo. E in Italia, c’è da dirlo, sembra si siano sbizzarriti più che negli altri paesi. Ebbene sì, appena parliamo di edifici storti pensiamo subito alla famosissima torre di Pisa, ma l’elenco è lungo. Skyscanner.it, ha stilato un elenco di 15 edifici che con la loro forma inconsueta restituiscono alle città quel tocco di particolarità e di stravaganza in più. Alcuni sono stati costruiti volutamente storti da architetti, ma altri ancora lo sono diventati nel tempo a causa del cedimento del terreno e delle fondamenta. In entrambi i casi, è affascinante fotografare e ammirare l’equilibrio che questi edifici hanno raggiunto con ciò che li circonda.

Torre di Pisa, Italia. Cominciamo questo tour ideale degli edifici storti partendo dalla struttura inclinata per antonomasia. Cinquantasei metri, otto piani e sette campane formano il simbolo per eccellenza dell’arte e cultura italiana: la Torre pendente o Torre di Pisa che si trova nella bellissima Piazza dei Miracoli. Costruita nel 1173 e completata nel 1350, poggia su un terreno argilloso e sabbioso. Infatti, ha cominciato presto ad inclinarsi fin dall’edificazione del terzo piano. I piani successivi sono stati costruiti con una curvatura in senso opposto alla pendenza. Oggi, la foto mentre si fa finta di sorreggere la torre con le mani è d’obbligo per ogni turista.

Casa Storta di Sopot, Polonia. Basta dell’acqua e una passeggiata lungo la via principale di Sopot, in Polonia, per sentirsi ubriachi davanti a Krzywy Domek. Chiamata la Casa Storta di Sopot, è un centro commerciale dall’architettura particolare e bizzarra. Progettata dagli architetti Szoty?scy & Zaleski, l’edificio ha una struttura insolita che ricorda le costruzioni surreali di Gaudì. All’esterno riproduce l’illusione ottica di uno specchio deformante e all’interno è un centro commerciale con negozi e ristoranti che di sera lasciano spazio a una delle discoteche più famose della zona.

Casa Pendente, Bomarzo, Italia. Bomarzo ospita il parco più suggestivo d’Italia. Si trova in provincia di Viterbo ed è un mix tra mitologia e fantasia. E la Casa Pendente è una delle maggiori attrattive del Parco dei Mostri. Un piccolo edificio costruito su un masso inclinato e pendente in cui gli interni sono in senso opposto rispetto all’esterno. Un’imperdibile esperienza assolutamente da provare, che produrrà un senso di smarrimento e nausea.

Palazzo dell’Orologio, Pisa, Italia. Torniamo qui, a Pisa, una città ricca di edifici pendenti. Oltre alla torre, anche il Palazzo dell’Orologio. La sua particolare architettura è frutto della fusione di due torri medioevali: torre della Muda e della Fame. Osservando la struttura da Piazza dei Cavalieri, si può notare come entrambi le torri pendono l’uno verso l’altro, spostando l’attenzione verso la parte centrale: l’orologio.

Rennes, Francia. Cambiamo paese. Rennes, capoluogo della regione Bretagna, è una città viva e molto bella da visitare a piedi. Il borgo antico è caratterizzato dalle tipiche casette a graticcio, create con le intelaiature in legno collegate tra di loro in diverse posizioni. Camminando verso piazza Du Champ Jaquet è impossibile non restare affascinati da case storte e senza tempo.

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Vitré, Francia

Campanile di San Pietro di Castello, Venezia, Italia. Torniamo in Italia, ma spostiamoci più a nord, a Venezia. Questa bellissima città ha uno skyline particolare dovuto ai suoi tre famosi campanili pendenti. Il meno pendente è il Campanile di San Pietro di Castello, situato all’estremità nord-orientale della città di Venezia (nell’isola di S. Pietro), che cattura lo sguardo con la sua struttura massiccia in pietra d’istria che risale al 1463. A causa di un fulmine, diciannove anni dopo, è stato ricostruito, ma oggi è storto per via del cedimento del terreno sottostante fangoso e morbido.

Campanile di San Giorgio dei Greci, Venezia, Italia. Invece, a pochi metri da piazza San Marco, si trova il secondo campanile pendente di Venezia: il Campanile di San Giorgio dei Greci. Affianca una delle chiese ortodosse più belle al mondo, ma poco si sa del suo passato.

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Lavenham, Regno Unito

Torre degli Asinelli, Bologna, Italia. Anche la città di Bologna vanta di due torre gentilizie pendenti: l’Asinelli e la Garisenda. Se in passato proteggevano la città, oggi indicano l’inizio del borgo antico e suscitano interesse per l’equilibrio raggiunto: entrambe pendenti su lati opposti. In tanti hanno scommesso sul loro cedimento ma sembrano resistere a tutto.

Villaggio di Lavenham, Suffolk, Regno Unito. Per chi vuole provare la sensazione di essere sul set cinematografico di un film ambientato in un borgo medioevale del Nord Europa, Lavenham è il luogo ideale. Questo piccolo villaggio della provincia di Suffolk è caratterizzato da una serie di case a graticcio, colorate e soprattutto quasi tutte storte. Fulcro di una fiorente produzione della lana, nel Quattrocento, il borgo cominciò a crescere in poco tempo e furono costruite case con legna verde che quando si essiccò cominciò a torcersi. Le case non sono state più ricostruite perché il mercato della stoffa cambiò rapidamente e gli abitanti, intanto, si erano impoveriti. Oggi Lavenham è una delle attrazioni turistiche ricercate dai più curiosi.

Edifici di Amsterdam, Olanda. Edifici alti, stretti e con la facciata inclinata rendono speciali le case di Amsterdam. La loro struttura pendente si deve al vecchio sistema di tassazione sulla casa. Infatti, più era larga la facciata e più si pagava, ecco perché queste case sono tutte strette e con scale ripide e tortuose: per ridurre i costi. In questo modo, però, era quasi impossibile fare i traslochi. Di qui l’idea di costruire dei montacarichi sulle facciate per sollevare il mobilio con una carrucola. Ecco svelato il mito delle case inclinate di Amsterdam.

Dancing House, Praga, Repubblica Ceca. La Dancing House è un edificio alquanto stravagante che riesce sempre a catturare lo sguardo di chi passeggia per Praga lungo il fiume Moldova. Simbolo d’innovazione e modernità, è anche chiamato Fred and Ginger perché ricorda la coppia dei famosi ballerini. La torre di pietra è il ballerino, mentre la torre di vetro pendente rappresenta la sua partner. Un edificio circondato da palazzi dallo stile Neo-Barocco, Neogotico e Art Nouveau che si riscatta dal suo passato e invita tutti a osare.

Crooked House of Windsor, Regno Unito. Per chi vuole vedere la casa inclinata più vecchia del mondo, che resite da più di quattrocento anni, deve raggiungere Windsor in Inghilterra. In un angolo ormai storico, c’è la Crooked House of Windsor. Una storia curiosa avvolge questo palazzo costruito nel 1592 col nome di Market Cross House e abbattuto nel 1687 per far posto al municipio. A causa di una disputa sulla proprietà terriera, il tribunale decise di far ricostruire il palazzo a spese di chi l’aveva abbattuto. Quest’ultimo per vendicarsi utilizzò un legno non stagionato che nel tempo si è storto.

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Market Cross House, High Street, Windsor, UK


Il cuore di Parigi riprende vita con il restauro del mercato di Les Halles

Il cuore di Parigi riprende vita con il restauro del mercato di Les Halles

Posted on aprile 4, 2016 by in Marketing with Commenti disabilitati su Il cuore di Parigi riprende vita con il restauro del mercato di Les Halles

Per quarant’anni Parigi si è portata dietro la vergogna di un incredibile atto di autosabotaggio. Il cuore della città non si è mai ripreso dalla distruzione dei padiglioni ottocenteschi del mercato in ferro battuto di Les Halles e dalla successiva creazione, al loro posto, di un soffocante snodo per il trasporto pubblico e lo shopping simile a un mostruoso pugno in un occhio con i vetri a specchio.

Dopo decenni di battibecchi culturali, proteste e strette di mano tra politici, la città sta finalmente cercando di fare ammenda. La prossima primavera, Parigi mostrerà una Les Halles totalmente ristrutturata, coronata da uno dei più ambiziosi progetti culturali del decennio: una gigantesca copertura di vetro ondulato che si estende per 2,5 ettari e che si spera possa, letteralmente, porre un tetto al problema.

Noto con il nome di Canopée (“Chioma”), l’enorme tetto ondulato è stato realizzato con 18mila pezzi di vetro a forma di scaglie sospesi grazie a settemila tonnellate di acciaio, con un costo di più di duecento milioni di euro. Il suo obiettivo è la creazione di un nuovo panorama nel centro della città.

In occasione della sua visita alla struttura nel pieno della frenesia per completare i lavori di ristrutturazione del valore di un miliardo di euro, prima dell’inaugurazione ad aprile, il sindaco della città Anne Hidalgo ha promesso che l’area un tempo definita una “catastrofe urbana” diventerà il “cuore pulsante” della capitale.

Ma sul sito pesa ancora una storia di errori e rimpianti.

La Parigi di Zola

A metà dell’ottocento l’architetto Victor Ballard creò quello che all’epoca venne salutato come un capolavoro di padiglioni in ferro battuto destinati a ospitare i mercati generali della città, descritti da Émile Zola come “il ventre di Parigi”. Tuttavia, i padiglioni furono rasi al suolo all’inizio degli anni settanta. Il gigantesco buco rimasto lì per anni era talmente surreale che il regista italiano Marco Ferreri lo utilizzò come scenario di guerra per Non toccare la donna bianca, la sua bizzarra farsa sulla resistenza del comandante del generale Custer.

Il sito divenne un immenso snodo del sistema di trasporti, con un’enorme intersezione della ferrovia suburbana e di linee della metropolitana da cui passano 750mila passeggeri al giorno. Stiamo parlando della più grande stazione sotterranea d’Europa, accompagnata da un gigantesco centro commerciale sotterraneo che ogni anno è frequentato da 37 milioni di persone.

Finora però il complesso è stato ritenuto sgradevole, orientarsi al suo interno era complicato al punto che parigini e turisti, potendo, se ne tenevano alla larga. La reputazione che lo voleva frequentato da piccoli spacciatori non ha fatto altro che peggiorare le cose.

L’architetto Patrick Berger ha garantito che sarà una nuova porta di ingresso per la città

Il rinnovamento mira a riconciliare la Francia con Les Halles ripensando completamente la stazione e il centro commerciale, a cui si aggiungerà un nuovo tratto di giardini, una biblioteca, un nuovo conservatorio per la musica e le arti e, cosa di fondamentale importanza, un centro unico per l’hip-hop.

Per Hidalgo il centro per l’hip-hop è decisivo. La maggior parte degli utenti di Les Halles provengono dalle banlieues. Sono soprattutto giovani di diversi segmenti del miscuglio sociale che compone la Francia e che non sempre si riflette nel centro della capitale. L’amministrazione comunale voleva includerli, non scacciarli. Les Halles è sempre stato un luogo di fioritura spontanea dell’hip-hop, in particolare della street dance nella stazione, perciò lo spazio disporrà di studi di registrazione, palestre per ballare e strutture dedicate alle arti che gli appassionati possono frequentare e usare.

“Tutti gli utenti delle linee ferroviarie suburbane che abitano o meno a Parigi dovrebbero avere la possibilità di venire qui e trovare un luogo in cui potersi esprimere”, ha affermato Hidalgo. “Quest’idea è dedicata a loro, Les Halles sarà un luogo di libertà lontano dalle costrizioni sociali dei complessi di case popolari”.

L’architetto Patrick Berger ha garantito che sarà una nuova “porta di ingresso per la città” e si è educatamente rifiutato di commentare gli errori del passato. “Per un architetto, le costrizioni possono trasformarsi in virtù”, ha dichiarato.

Il progetto è sottoposto a un attento esame. All’inizio alcuni architetti e urbanisti erano dell’idea che la cosa migliore fosse lasciare il piano della strada completamente aperto, un enorme spazio verde.

Albert Lévy, architetto e urbanista del Centro nazionale della ricerca scientifica, ha dichiarato al Guardian: “Mi sembra un progetto megalomane. Era davvero necessario costruire una copertura tanto costosa? È opinabile. Si sarebbe potuto trovare forse qualcosa di più leggero, più discreto, meno costoso e più aderente allo spirito di Baltard, a cui Napoleone III aveva chiesto di creare una copertura per il mercato leggera come un ombrello”.

Donato Severo, architetto e storico dell’università di Parigi, ha definito la distruzione dei padiglioni ottocenteschi “l’azione più violenta mai compiuta contro il patrimonio di Parigi”. Da allora in avanti, tuttavia, la città si è fatta estremamente attenta al suo patrimonio architettonico. “È difficile oggi immaginare una distruzione di quella portata”, spiega.

Secondo lui, la sfida più grande oggi è conferire a Les Halles una fluidità, far sì che sia più facile e meno disorientante camminarci dentro. “In ultima analisi”, dice, “questo è un tentativo di guarire una ferita che non si è mai rimarginata”.

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Salone dell’Economia, della Conservazione, delle Tecnologie e della Valorizzazione dei Beni Culturali e Ambientali

Salone dell’Economia, della Conservazione, delle Tecnologie e della Valorizzazione dei Beni Culturali e Ambientali

Posted on aprile 1, 2016 by in Marketing with Commenti disabilitati su Salone dell’Economia, della Conservazione, delle Tecnologie e della Valorizzazione dei Beni Culturali e Ambientali

Dal 6 all’8 aprile la storica sede ferrarese di Restauro riapre le porte per accogliere un pubblico sempre più ampio, con un nuovo sottotitolo che diventa manifesto di questa XXIII edizione: Salone dell’Economia, della Conservazione, delle Tecnologie e della Valorizzazione dei Beni Culturali e Ambientali.

Il Salone 2016, che sarà inaugurato dal Ministro Franceschini, vuole coinvolgere ed è stato a sua volta coinvolto all’interno di unprogramma di grandi riforme e cambiamenti in seno alle nuove politiche ministeriali in ambito di gestione del patrimonio culturale.

Una nuova veste che è stata cucita insieme al MiBACT – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, partner storico della manifestazione, che ha individuato nel Salone la giusta cornice per rappresentare il Sistema Museale Italiano in tutta la sua interezza e complessità. In concomitanza e all’interno di  Restauro prenderà, infatti, vita MUSEI, un’occasione per 5000 musei italiani, forti quest’anno di un aumento della media dei visitatori del 6%, di incontrare una platea di espositori, che rappresentano gli interlocutoridi tutte le realtà museali, pubbliche e private, con cui intrecciare un dialogo collaborazioni. Sono aziende provenienti da settori qualiilluminotecnica, climatologia, software e altre tecnologie, accoglienza, guardiania, ristorazione, bookshop e merchandising, allestimenti, trasporto opere d’arte, archiviazione e catalogazione, che vanno ad aggiungersi al restauro architettonico, perno della manifestazione, e che si affiancheranno ai consueti espositori andando a comporre un panorama ancora più ricco e qualitativamente elevato.

Inerente al focus portato dal Ministero si segnala il seminario tematico Musei & Musei. Verso il sistema museale nazionale?, organizzato da ANMLI – Associazione Nazionale Musei Locali Istituzionali col patrocinio del Comune di Ferrara, che si terrà la mattina divenerdì 8 aprile, al quale è stato invitato a partecipare il Ministro Dario Franceschini.

Alla luce delle riforme del Ministero è stata conferita l’autonomia a 20 musei statali di particolare rilievo, i cui direttori responsabili sono stati nominati attraverso una selezione internazionale, e si sono creati per i restanti musei statali i Poli Museali Regionali, che coordinano il servizio pubblico di fruizione e di valorizzazione sul territorio, avendo la possibilità di creare il sistema museale nazionale, con accordi con gli altri enti e le organizzazioni non statali.

Il seminario s’interroga, dunque, su quali riflessi possa avere la riforma sui musei appartenenti agli Enti Locali, che rappresentano e sono la maggioranza dei musei italiani; sulle modalità di organizzazione del sistema museale nazionale; su quali sinergie si potranno attivare per il territorio e su quali potranno essere i benefici ma anche le criticità per i musei degli enti locali.

A discuterne ci saranno importanti esponenti del mondo culturale e ministeriale italiano.

Le Novità

Non finiscono qui le novità di questo Salone 2016 che per la sua XXIII Edizione torna a collocarsi nel mese di aprile, consueto periodo ad esso dedicato, dopo lo slittamento a maggio della scorsa edizione, in concomitanza con l’inaugurazione di Expo Milano 2015.

Un’edizione dunque ricca di innovazioni, non solo nei contenuti, che porteranno valore aggiunto alla manifestazione.

Prima fra tutte l’ingresso sarà gratuito, questo nell’ottica di favorire una maggior possibilità di fruizione libera della cultura, permettendo a un pubblico sempre più numeroso e diversificato di avvicinarsi al nostro Patrimonio Culturale.

In questa direzione, inoltre, procede la scelta di concentrare il ricco ventaglio di appuntamenti e proposte, 150 tra convegni, presentazioni e mostre, in tre giornate che permettano ai visitatori di sfruttare a pieno il tempo che dedicheranno all’esperienza del Salone 2016.

Ulteriore conferma del fatto che questa edizione ha recepito e fatto proprie le nuove direttive ministeriali e il rinnovato spirito che contraddistingue l’attuale gestione del Patrimonio Italiano, caratterizzato da maggiori investimenti, è l’ampio interesse riservato a temi quali il rilancio del Turismo Culturale nel nostro Paese e una serie di facilitazioni (ARTBONUS), che diano un ulteriore innesco al preziososettore dell’Economia Culturale.

Insieme al Ministero, la XXIII edizione può vantare anche la presenza di grandi istituzioni, quali la Regione Emilia-Romagna, che presenterà il punto di attuazione del programma di restauro in rapporto al sisma del 2012 e il ritorno di storici partner tra gli Enti Istituzionali vicini al settore Culturale come l’IBC – Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna.

Alcuni Highlights

Sempre nell’ottica di attirare i visitatori anche con il fascino poetico che l’arte esercita attraverso tutte le sue sfaccettature, Restauro quest’anno ha voluto introdurre elementi più spettacolari e inconsueti destinati a un pubblico ampio e variegato.

Il design contemporaneo restaurato dalla Fondazione Plart

Per la prima volta, sarà presente al Salone la Fondazione Plart, museo privato che nasce nel 2008 con l’obiettivo di diffondere e promuovere la cultura e la ricerca scientifica legata ai materiali polimerici.

Per la dinamica e innovativa realtà di Napoli sarà occasione per offrire una panoramica a 360° di quelle che sono le sue finalità e attività. Durante i giorni ferraresi il Plart presenterà una selezione di oggetti di design della collezione permanente e saranno illustrati i risultati raggiunti dal laboratorio di restauro di recente costituzione, coordinato da Alice Hansen e Antonella Russo.

Un ulteriore prestigioso motivo per la partecipazione della Fondazione è la presentazione degli atti del convegno “Il Futuro del Contemporaneo. Conservazione e Restauro del Design” (Gangemi Editore) a cura di Giovanna Cassese, programmata per giovedì 7 aprile, ore 15.00, considerato uno degli eventi più attesi del Salone per il suo valore unico e di grande eccellenza a livello internazionale. Il convegno, tenutosi a maggio 2015 come uno degli eventi principali nella programmazione del ‘Festival internazionale del design – Tradizione, innovazione e sviluppo sostenibile’, ha prodotto importanti risultati testimoniati dalla fitta rete di collaborazioni intessute sia a livello nazionale che internazionale e dai notevoli livelli di partecipazione di pubblico con caratteristiche trasversali.

Con la presentazione degli atti al Salone del Restauro continuerà la riflessione sul tema della conservazione del design, disciplina recente nata a seguito delle problematiche riscontrate nelle nascenti collezioni museali dedicate al design in Europa e in Italia e sarà occasione per interrogarsi su ricerca, progetto, innovazione e deperibilità e/o durabilità del design.

Conservare il design significa infatti conservare le testimonianze materiali del vivere quotidiano nell’epoca moderna. La variabilità el’instabilità dei materiali contemporanei (a cominciare dalla plastica) e le rapide innovazioni dell’era post-industriale impongono una riflessione sulla conservazione degli oggetti di design, oggetti-simbolo del XX secolo, che percepiamo come contemporanei e sempiterni ma che si deteriorano e si perdono irrimediabilmente molto più velocemente rispetto alle epoche passate.

Una dedica cinematografica al mondo dell’affresco

Durante il Salone verrà presentato Patrizia Gioia – L’antica arte del Buon Fresco, un documentario sulla tecnica dell’affresco in ambientazione medievale che indirettamente fornisce elementi didattici in materia.

Il video, che è in realtà un vero e proprio prodotto cinematografico, realizzato dall’autrice insieme al regista Lorenzo Vella, attraverso le immagini della realizzazione di un affresco su un muro di pietra illustra le fasi dell’intera lavorazione ambientata nella seconda metà del secolo XIV e poi attraverso le immagini di un laboratorio d’affresco dei nostri giorni, mostrano in modo inconsueto e coinvolgente latecnica del buon fresco per divulgare questa antica forma pittorica ormai insegnata e praticata da pochi catapultano lo spettatore in un’atmosfera antica, affascinante ed immersiva.

L’illuminazione della Gioconda di Leonardo da Vinci

Tra gli espositori saranno presenti le note aziende HIKARI e DEF, che porteranno una replica della strumentazione all’avanguardia che costituisce l’apparato illuminatorio che l’azienda stessa ha utilizzato per illuminare la Gioconda di Leonardo da Vinci.

 Una mostra di merchandising

Di rilievo un’altra mostra che va a completare il focus sui musei, dedicata a un progetto straordinario che vede protagonista un grandemercato di merchandising di qualità, settore che manca completamente nel panorama museale italiano. Saranno mostrati prototipi realizzati dai più grandi designer e aziende del Made in Italy, chiamati a rappresentare i principali luoghi turistici italiani con gadget museali di qualità, in grado di rispondere alle esigenze di un pubblico internazionale.

Grandi Restauri

Tra le colonne portanti del Salone saranno ovviamente presenti le sempre affascinanti testimonianze di restauri eccellenti, fiore all’occhiello delle attività di conservazione nostrane, eseguiti su importanti tesori del patrimonio italiano, di grande interesse non solo per gli addetti e i professionisti del settore, ma anche per il grande pubblico.

Tra i protagonisti alcuni grandi nomi come AssorestauroAssociazione italiana per il restauro architettonico, artistico, urbano, che promuove all’estero il know how e l’innovazione italiana, che sarà presente in fiera con le sue oltre 60 aziende associate e, tramite la collaborazione con ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese all’estero, con delegazioni straniere provenienti da Turchia, Russia, Cuba, Iran, Libano, Messico, Perù, Cile, Brasile, Usa, Canada, Ucraina, Kosovo/Armenia. Queste delegazioni saranno ospitate per due intere giornate in un’area espositiva collettiva aperta per presentazioni tecniche, stand aziendali e incontri bilaterali B2B.

Inoltre, Assorestauro darà vita a una mostra/esposizione dei tre progetti internazionali più importanti seguiti tra il 2014 ed il 2016: laScuola di Restauro a Mosca, per quanto riguarda la Russia; Progetto Med Art e restauro della Sheik Suleiman Mescide a Istanbul, per la Turchia e il Centro tecnologico per il Restauro ed il Design a Cuba.

Non potevano poi mancare due giganti del mondo del restauro come l’Opificio delle Pietre Dure e l’Istituto Centrale per il Restauro, che hanno contribuito a creare questo enorme bagaglio di conoscenza ed esperienza che ha reso l’Italia uno dei Paesi di riferimento nell’ambito della conservazione dei beni culturali.

L’Opificio delle Pietre Dure, in particolare, organizzerà un convegno che si terrà venerdì 8 aprile e che si occuperà dei principali restauri completati nel 2015.

La giornata sarà introdotta dal sovrintendente Marco Ciatti e coinvolgerà i vari settori dell’Istituto. Fra gli interventi si segnalano quello del settore bronzi (Maria Donata Mazzoni, Stefania Agnoletti, Annalena Brini) sul restauro della Porta nord del Battistero di Firenze, opera di Lorenzo Ghiberti, collocata adesso nel nuovo Museo dell’Opera di Firenze e sostituita con una copia; il restauro della tavola con la “Deposizione e Resurrezione di Cristo” per la chiesa di San Carlo dei Lombardi a Firenze; il restauro di alcuni capolavori del patrimonio delle oreficerie diocesane del Lazio; il restauro delle piante in cera del Museo di Storia Naturale di Firenze; per il settore delle pitture murali il restauro dell’affresco raffigurante Sant’Agostino della chiesa di Ognissanti a Firenze, opera di Botticelli e,  per il settore arazzi, unintervento sull’integrazione delle “grandi lacune” nel restauro di questi manufatti.

 Saranno presenti anche testimonianze di restauri eccellenti a livello internazionale, come quello della Nave di Tito promosso dalMinistero Croato.

Infine, anche quest’anno il Salone godrà della presenza del Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, illustre realtà museale, tra le più attente e all’avanguardia nel campo della conservazione e valorizzazione della propria prestigiosa collezione permanente.

Restauro del Novecento ed esperienze e proposte

dal panorama internazionale

Grazie alle ormai consolidate esperienze di collaborazione e scambio che il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara ha intrapreso da tempo con centri universitari esteri, anche per questa edizione l’India e il Brasile saranno ospiti internazionali del Salone, contribuendo, attraverso la presentazione di propri progetti, ad ampliare l’orizzonte di conoscenze nel campo del restauro architettonico del novecento.

A testimonianza di ciò, è stata allestita all’interno del Salone la mostra Viver em Concreto – Living in Concrete: la conoscenza e la conservazione del Moderno in Brasile e India, che ospita decine di progetti, plastici, modellazioni tridimensionali dei principali architetti e progettisti del Novecento e maestri del Movimento Moderno, in uno straordinario dialogo di contaminazioni e assonanze, appunto, traIndia e Brasile, due straordinari giacimenti culturali in cui i processi di riconoscimento, tutela e conservazione devono essere indirizzati anche alla memoria del XX secolo.

Per quanto riguarda il Brasile, attraverso vari contributi tra mostre e convegni, verranno presentati i casi del processo di recupero di Vila Itororò a San Paolo del Brasile, della  Casa di Vidro di Lina Bo Bardi.

Le Presenze Istituzionali

Oltre a tutti gli istituti ministeriali e alla Regione Emilia Romagna, ospiti al Salone saranno diverse realtà istituzionali, importanti a livello sia regionale che nazionale.

Il CNA – Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, regionale e nazionale, sarà presente con tre sottocategorie: CNA Innovazione; CNA Costruzioni e CNA Artistico/Tradizionale.

INAIL – Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, allestirà uno stand nel quale sarà possibile avere materiale informativo a proposito della sicurezza sul lavoro con particolare riferimento alle professioni legate proprio al mondo del restauro.

Oltre al ritorno di storici partner saranno presenti anche il FAI e l’Unesco.

Inoltre, il Comune di Ferrara parteciperà portando una rappresentanza della Fondazione Ferrara Arte e del MEIS – Museo nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah.

Lo SMA – Sistema Museale di Ateneo di Bologna al Salone

Roberto Balzani coordinerà la presenza al Salone di SMA – Sistema Museale d’Ateneo, di cui è Presidente.

Il Sistema Museale dell’Ateneo di Bologna è uno dei più antichi e prestigiosi del Paese. Possiede 14 collezioni, alcune delle quali costituite nel XVI secolo. La sua presenza al Salone ha un duplice scopo: documentare, in modo efficace e attraverso pezzi di straordinario impatto visivo, che cosa si può trovare nei musei di un’antica Università e quali sono le questioni aperte sul terreno della valorizzazione e della patrimonializzazione. In secondo luogo, rendere evidenti – attraverso una specifica occasione seminariale – le relazioni che già esistono fra questi musei, non solo su scala nazionale, e i potenziali di crescita in funzione di una nuova didattica, di una nuova ricerca, ma anche della divulgazione della cultura scientifica, e infine di una fruizione più vasta, grazie a una museografia e ad allestimenti profondamente ripensati e rivisitati. Nel prossimo futuro, lo SMA di Bologna sarà un cantiere nazionale da questo punto di vista, e il Salone rappresenta il luogo ideale per rendere questi aspetti – insieme culturali, tecnici e gestionali – un esempio e un laboratorio di rilievo assoluto.

La presenza dello SMA al Salone s’inserisce in un piano di rilancio generale a livello europeo dell’immenso patrimonio detenuto dalle grandi Università italiane, che oggi viene non solo censito dal Ministero dell’Università ma, per la prima volta, anche fortemente promosso grazie a un protocollo siglato di recente fra Mibact e Associazione nazione dei musei scientifici. Grazie a questo protocollo si delinea la “terza missione” che, dopo didattica e ricerca, l’Università italiana deve perseguire all’interno di una riconfigurazione del proprio ruolo sociale a livello europeo. Per “terza missione” s’intendono tutte le attività che l’Università sviluppa al di fuori delle proprie funzioni caratteristiche: brevetti, start up e anche, appunto, musei, dal momento che le grandi Università italiane detengono tesori dell’arte, della natura e della scienza, anche molto antichi, che, conservati presso gli istituti e i dipartimenti, hanno originato collezioni preziose, tramandate attraverso i secoli.

Il Convegno TekneHub

Come di consueto il Salone del Restauro ospiterà anche un importante convegno a cura di Teknehub, che sarà diviso in due sessioni tematiche.

La prima, intitolata “Progetti didattici nei musei, nei siti di interesse archeologico, storico e culturale o nelle istituzioni culturali e scientifiche”, tratta la collaborazione tra Istituti scolastici e Università nella diffusione della cultura scientifica e nella formazione delle nuove generazioni grazie al programma del MIUR.

 La seconda sessione tematica è intitolata “Musei all’aperto diffusi nel territori e problematiche di conservazione: impatto climatico e problematiche di conservazione dei Siti Unesco” e ospiterà anch’essa tanti interventi e relatori

Sempre a cura di TekneHub, nella figura di Francesca Cappelletti, anche il Workshop/seminario intitolato “2016: La strategia digitale dei musei”, nel quale verranno presentate realtà molto diverse nel campo della fruibilità digitale e della promozione culturale dei musei sulla rete e si approfondiranno le esperienze più riuscite in questo campo, i progetti, ma anche i problemi e i ritardi, possibilmente facendo incontrare i direttori dei musei con i progetti e le ditte che potenzialmente offrano soluzioni per una esperienza interattiva e immersiva all’interno del museo, proponendo modalità per movimentare e rendere più attraente la comunicazione online.

I Premi

Torneranno anche i prestigiosi premi cui da sempre il Salone si fa ambasciatore.

Primo fra tutti il Premio Internazionale di Restauro Architettonico “Domus restauro e conservazione Fassa Bortolo, ideato e promosso nel 2010 da Fassa s.r.l., titolare del marchio “Fassa Bortolo” e dal Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara, con l’intento di valorizzare, attraverso la seconda parte della sua Quinta edizione, progetti realizzati in ambito italiano e internazionale.

Dopo il successo della sezione relativa a “progetti elaborati come Tesi di Laurea, Master, Specializzazione e Dottorato” che ha aperto la quinta edizione del premio nel 2015, l’iniziativa si completa infatti quest’anno con quella relativa ai professionisti del settore.

Sono stati registrati 84 progetti, nuovo record per la manifestazione, provenienti da Medio Oriente (Israele), Sud America (Brasile, Cile e Argentina), Stati Uniti d’America e Asia (Cina e Giappone), cosa che dimostra la crescita costante degli interventi di restauro anche in contesti stranieri e addirittura extraeuropei, dimostrando la necessità di un dialogo e un confronto internazionale su tematiche che hanno accezioni differenti ma problematiche simili.

Il montepremi complessivo sarà di € 10.000,00, distribuito attraverso un premio al progetto vincitore pari a € 5.000,00, accompagnato da una medaglia d’oro, e due premi ai secondi classificati pari a € 2.500,00 ciascuno, accompagnati da due medaglie d’argento.

Inoltre, dalla presente edizione viene bandito, all’interno del premio, anche il “Premio Speciale Fassa Bortolo” che verrà assegnato a coloro che nel rispetto dei principi conservativi, della sostenibilità e della qualità architettonica abbiano saputo utilizzare le soluzioni appartenenti al Sistema Integrato Fassa Bortolo ovvero ai principali Sistemi a esso connessi. Il montepremi per il solo Premio Speciale Fassa Bortolo sarà di € 3.000.

La premiazione del concorso si terrà il 6 Aprile alle ore 18.30 a Palazzo Tassoni Estense, sede del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, e si svolgerà una conferenza il mattino seguente dal titolo Il restauro consapevole, alla presenza di tutti i professionisti premiati.

Tutti i progetti in concorso saranno inoltre esposti in uno stand dedicato all’interno della manifestazione stessa attraverso oltre 160 pannelli che descriveranno lo stato dell’arte nel campo del Restauro architettonico nel nostro paese e nel resto del mondo.

Il Salone si riconferma dunque punto di riferimento per tutti gli addetti del settore e gli ordini professionali che gravitano intorno al mondo della cultura. A questo proposito, anche questa edizione ospiterà quindi workshop e corsi di formazione professionale a rilascio di crediti formativi permanenti, altamente qualificanti, per le categorie di Architetti, Geometri, Ingegneri e altri lavoratori nel campo della conservazione e valorizzazione dei beni culturali e ambientali.

Il Comitato Scientifico

Si conferma la composizione eccellente del comitato scientifico, costituito da importanti personalità che durante l’anno hanno costruito insieme lo scheletro portante della XXIII edizione del Salone e che garantiscono, ognuna per la propria competenza, la qualità e la ricerca scientifica degli argomenti portati, andando a coadiuvare il lavoro del Comitato Tecnico-Organizzativo rappresentato da Carlo Amadori, Marcello Balzani, Carla Di Francesco.

A comporre il comitato scientifico sono quest’anno:

Carlo Amadori – Capo Progetto Acropoli; Marcello Balzani – Responsabile del TekneHub – Tecnopolo di Ferrara, Direttore del DIAPReM, Università di Ferrara; Francesca Cappelletti – membro del Consiglio Superiore dei Beni Culturali del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo; Enrico Cocchi – Regione Emilia-Romagna, Direttore Generale della Programmazione territoriale e negoziata, intese. Relazioni Europee e Internazionali; Riccardo Dalla Negra – Università di Ferrara, Direttore Labo.R.A. Laboratorio di Restauro Architettonico; Sabina Magrini – Segretario regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per l’Emilia-Romagna eRuben Sacerdoti – Regione Emilia-Romagna – Internazionalizzazione delle imprese.

Come di consueto, Carlo Amadori farà il suo omaggio al Restauro e quest’anno al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze con una mostra collaterale che ospiterà i suoi disegni.

Tra volti nuovi e facce conosciute questa edizione promette di parlare a tutti, nell’intento di ridare la giusta luce ed importanza al settore della Cultura, un componente imprescindibile della fisionomia del nostro Paese che può realmente fungere da volano per un rilancio dell’intera economia italiana.

Dagli addetti ai lavori agli appassionati d’arte, ai curiosi e ai sostenitori del nostro invidiabile patrimonio culturale, questa edizione vuole rivolgersi a tutti coloro che a vario titolo si sentono coinvolti da questo imperdibile appuntamento.


Stadio Olimpico, scontro tra titani dell’architettura

Stadio Olimpico, scontro tra titani dell’architettura

Posted on marzo 31, 2016 by in Marketing with Commenti disabilitati su Stadio Olimpico, scontro tra titani dell’architettura
TOKYO – “Mi hai copiato”. “Ma che dici? Non è vero!”. Questo non è un dialogo bizzoso tra scolaretti, ma la sintesi di uno scontro tra giganti dell’architettura sullo Stadio Olimpico di Tokyo 2020. La più grande struttura dei futuri Giochi sarà quella progettata da Kengo Kuma, in quanto il progetto che era stato inizialmente scelto – quello di Zaha Hadid – è stato poi cestinato a sorpresa nel luglio scorso (per decisione diretta del premier Shinzo Abe) con la motivazione che il ciclopico design – molto originale, con una forma che per alcuni richiamava un casco da ciclista – era diventato troppo costoso rispetto alle stime originarie.

L’archistar irachena-britannica ha lanciato le sue pesanti accuse: il design di Kuma presenta troppe similarità con il suo, il che non puo’ essere casuale; del resto il suo team ci ha messo due anni di lavoro, mentre l’architetto giapponese avrebbe impiegato solo tre mesi e mezzo.

 Una questione di ego, di gloria e anche di soldi, visto che Hadid dall’ottobre scorso sta trattando il pagamento finale con il Japan Sport Council, che prima di “liquidarla” chiede la cessione del copyright. Hadid rifiuta e si chiede (pubblicamente) perché il JSC insista su una completa liberatoria se non si profilasse una questione di diritti. Inoltre sia la società di costruzioni (Taisei) sia quella di design (Azusa Sekkei) si erano occupate dei dettagli di realizzazione del progetto Hadid: le stesse due aziende sono passate a capofila del team che aveva invitato Kuma – rimasto fuori dalla competizione originaria – a creare il nuovo progetto poi approvato definitivamente a preferenza di uno rivale di Toyo Ito. Kuma e Ito, del resto, già dal 2014 avevano preso parte a una campagna dell’establishment del mondo giapponese dell’architettura contro il progetto “straniero”, in quando ritenuto faraonico e fuori contesto. La società di Hadid in un comunicato ha preannunciato una azione legale.

La replica di Kuma. In un incontro con la stampa straniera, Kengo Kuma ha illustrato il “suo” stadio enfatizzando alcuni obiettivi primari, come l’inserimento armonico nel contesto ambientale, con un’enfasi sul “greenery” e sull’utilizzo di materiali della tradizione nipponica come il legno. E ha negato in modo reciso di aver copiato. “Vorrei dire anzitutto che il design di Hadid era meraviglioso, unico e perfettamente rappresentativo della sua filosofia. Ma basta dare un’occhiata per avere impressioni molto diverse dai due progetti. Sono due concept completamente differenti”, ha dichiarato. Mentre il design “a sella” di Hadid implica una struttra a lati ascendenti, Kuma ha cercato di rendere l’edificio il piu’ basso (circa 20 metri in meno) e piatto possibile, per limitare l’impatto ambientale e i costi.
Alcune caratteristiche non possono che essere simili, ha aggiunto Kuma, in quanto l’esigenza fondamentale di consentire agli spettatori una visione ravvicinata impone una struttura a tre anelli, mentre il layout di posti e accessi deve rientrare sotto le stringenti regolamentazioni sulla sicurezza.
Il suo progetto ha un costo di realizzazione stimato in 149 miliardi di yen, mentre quello di Hadid – all’inizio ipotizzato in 152 miliardi di yen – aveva visto lievitare i costi di costruzione stimati a circa 252 miliardi di yen principalmente a causa – si disse – del design troppo ambizioso.

L’ombra di Gae Aulenti? In questa vicenda le certezze sono due ma aleggia un insidioso punto di domanda. Prima certezza: effettivamente i costi (non solo quelli dello Stadio) furono sottostimati e tutto il piano Olimpiadi – nell’ansia di ottenere la vittoria per la candidatura di Tokyo – fu caratterizzato da un “dolus bonus” del venditore sia presso l’organismo internazionale preposto a decidere sia presso l’opinione pubblica interna. Anche il concept generale dell’ “Olimpiade più compatta della storia” sta evaporando, visto che per frenare l’ascesa dei costi probabilmente alcune competizioni si terranno fuori dal ristretto perimetro urbano che era stato identificato come “venue”. Seconda certezza: è chiaro che la rivolta del mondo dell’architettura giapponese – che si era sentito umiliato – ha avuto un ruolo nel premere sull’opinione pubblica, con riflessi politici: Abe rischiava di perdere consensi popolari di fronte a un pubblico decisamente contrario al costoso gigantismo olimpico di fronte alla crescita già in atto di debito pubblico, imposte sui consumi e contributi.
Un’interpretazione maliziosa introduce però a considerare un altro elemento. Lo Stadio Olimpico che sorgerà nel luogo di quello (abbattuto) delle Olimpiadi 1964 si trova in un vecchio quartiere della metropoli non distante dal Meiji Jingu, uno dei più importanti templi del Paese: quello della famiglia imperiale, dedicato al bisnonno dell’attuale imperatore. La cagnara sul presunto design-monstre di Hadid come avulso dal contesto ambientale finisce per ricordare quella che alcuni anni fa investì di polemiche l’edificio dell’Istituto Italiano di cultura di Tokyo disegnato da Gae Aulenti. Un palazzo che molti considerano splendido, situato in una zona che rappresenta un altro “sancta sanctorum” della giapponesità: tra il Palazzo imperiale e il tempio nazionalista Yasukuni. Il problema divenne il suo colore rosso, scelto dalla Aulenti come omaggio alla tradizione giapponese del laccato e dei “torii”. Senonché il portale del tempio Yasukuni non è rosso: questo colore manca completamente nell’area, anche se si ritrova altrove. Così ci furono raccolte di firme nel quartiere di Chiyoda, promosse dal presidente onorario dello Yumiuri Shimbun, e un paio di ministri dichiararono che l’edificio disturbava l‘armonia e avrebbe dovuto essere modificato. Un’umiliazione per noi italiani, che ci vantiamo dell’eccellenza del nostro design, senza contare che l’urbanistica di Tokyo è totalmente disarmonica.

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Torino torna a vincere il «Building of the Year» con il grattacielo Intesa-Sanpaolo

Torino torna a vincere il «Building of the Year» con il grattacielo Intesa-Sanpaolo

Posted on marzo 30, 2016 by in Marketing with Commenti disabilitati su Torino torna a vincere il «Building of the Year» con il grattacielo Intesa-Sanpaolo
Per il secondo anno consecutivo Torino vince il premio «Building Of the Year». Se lo scorso anno la medaglia dell’architettura era andata alla «casa più bella del mondo» di via Alfieri 6, cinquanta passi da piazza San Carlo, nel 2016 la palma d’oro – alla categoria uffici – è andata al grattacielo Intesa San Paolo progettato dall’archistar Renzo Piano. Un riconoscimento che consolida ancora di più la nuova immagine di Torino città smart, turistica e bella da vedere. Aggiudicarsi per due anni consecutivi un record certificato niente meno che dall’«Archdaily» il sito di architettura più visitato al mondo non è da tutti. Nel 2015 l’ex Palazzo Valperga Galleani aveva vinto il concorso «Building of the Year» alla categoria «Refurbishment», ristrutturazione. Il progetto della casa di via Alfieri è stato

l’unico finalista italiano, selezionato tra oltre 3000 lavori distribuiti in una geografia globale dal Cile al Vietnam. Ecco la pagina che annuncia l’assegnazione di questo premio internazionale al grattacielo Sanpaolo.

Per costruire il grattacielo ci sono voluti cinque anni, dal progetto all’inaugurazione, che si è tenuta nell’aprile del 2014. Costo complessivo dell’opera: mezzo miliardo. Dalla serra biodinamica con alberi d’alto fusto e specie vegetali della macchia mediterranea al ristorante superpanoramico in cima, sino all’asilo al piano terra. Sono questi i segni particolari di una struttura «in cui lavorare diventa piacevole» che poi era la “mission” di Renzo Piano.

SOSTENIBILITA’

La torre è stata costruita secondo i principi di sostenibilità ambientale in modo tale da ridurre i consumi energetici. E tutto è stato costruito con materiale anti-allergico. Le facciate Est e Ovest sono state rivestite con un sistema di doppia pelle le cui lamelle mobili garantiscono ventilazione in estate e isolamento termico in inverno. La facciata meridionale è interamente coperta da un campo fotovoltaico di circa 1600 metri quadri. Sullo stesso lato un «giardino d’inverno» con piante rampicanti consente di filtrare e modulare la luce proveniente dall’esterno. L’impianto di climatizzazione sfrutta l’energia di scambio termico con l’acqua di falda senza emissioni nocive per l’atmosfera.

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BIENNALE ARCHITETTURA, IDEE CONCRETE NELLE QUALI VIVERE

BIENNALE ARCHITETTURA, IDEE CONCRETE NELLE QUALI VIVERE

Posted on marzo 29, 2016 by in Marketing with Commenti disabilitati su BIENNALE ARCHITETTURA, IDEE CONCRETE NELLE QUALI VIVERE

Sarà aperta al pubblico da sabato 28 maggio a domenica 27 novembre 2016, ai Giardini e all’Arsenale, la 15. Mostra Internazionale di Architettura dal titolo “Reporting from the front”, diretta dal cileno Alejandro Aravena e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta. La vernice avrà luogo nei giorni 26 e 27 maggio, la cerimonia di premiazione e di inaugurazione si svolgerà sabato 28 maggio 2016. La rassegna è stata presentata oggi in una conferenza stampa nella città lagunare.   La Mostra sarà affiancata da 62 Partecipazioni nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia. Sono 5 i paesi presenti per la prima volta: Filippine, Kazakistan, Nigeria, Seychelles e Yemen.   Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, sarà curato quest’anno da Simone Sfriso.   “Reporting from the front” formerà un unico percorso espositivo dal Padiglione Centrale (Giardini) all’Arsenale, includendo 88 partecipanti provenienti da 37 paesi. Di questi 50 sono presenti per la prima volta, e 33 sono gli architetti under 40.   «La signora sulla scala che, salendo sui gradini più alti può scrutare un più vasto orizzonte e, così facendo, conquista un suo “expanded eye”, annuncia la Biennale Architettura 2016 curata da Alejandro Aravena. È un’immagine che ci è subito piaciuta – dichiara il Presidente Paolo Baratta – anche perché un po’ rappresenta la Biennale tutta, le nostre attitudini, le nostre finalità.» «Ci interessa l’architettura come strumento di self-government, come strumento di una civiltà umanistica, non in grazia di uno stile formale, ma come evidenza della capacità dell’uomo di essere padrone dei propri destini.» «L’architettura in azione come strumento della vita sociale e politica, dove ci si chiede di coniugare a un più alto livello l’agire privato e le pubbliche conseguenze.» «In un viaggio attraverso l’America del Sud – racconta Alejandro Aravena – Bruce Chatwin incontrò una signora anziana che attraversava il deserto portando una scala di alluminio in spalla. Era l’archeologa tedesca Maria Reiche che studiava le linee Nazca. Viste in piedi sul terreno, le pietre non avevano alcun senso; sembravano nient’altro che pietrisco. Ma dall’alto della scala, le stesse pietre formavano un uccello, un giaguaro, un albero o un fiore.» Aravena auspica così che la Biennale Architettura 2016 offra «un nuovo punto di vista come quello di Maria Reiche dalla scala. Di fronte alla complessità e alla varietà delle sfide alle quali l’architettura deve dare risposta, la rassegna si propone di dare ascolto a quelli che hanno potuto acquisire una prospettiva e che sono quindi in grado di condividere sapere ed esperienze con noi che stiamo in piedi sul terreno.»  La proposta curatoriale pertanto è duplice: «Da una parte, vorremmo allargare l’arco dei temi ai quali l’architettura dovrebbe fornire delle risposte, aggiungendo esplicitamente alle dimensioni culturali e artistiche che già appartengono alle nostre finalità, quelle che si collocano sul lato sociale, politico, economico ed ambientale dello spettro. Dall’altra parte, vorremmo evidenziare il fatto che l’architettura è chiamata a rispondere a più di una dimensione alla volta, integrando una varietà di ambiti anziché scegliendo uno rispetto ad un altro.»

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PRISMA PER ADRION

PRISMA PER ADRION

Posted on marzo 28, 2016 by in Marketing with Commenti disabilitati su PRISMA PER ADRION

In collaborazione con l’università di Venezia Ca’ Foscari , la prefettura di Fier e la municipalità di Valona in Albania, la città montenegrina di Kator, le città croate di Zadar e Split, Delta Engineering ha presentato negli scorsi giorni il progetto PRISMA, per il finanziamento all’interno del programma europeo ADRION.

Il progetto si propone di intervenire nel settore della gestione municipale dei rifiuti domestici e speciali, il cui abbandono nei territori dei partner balcanici comporta problemi di inquinamento e degrado molto sentiti. NOEMA s.r.l. ha supportato i partners nella predisposizione dell’application.

Il progetto prevede una modellistica decisionale basata sul metodo DPSIR per la messa a punto di progetti pilota nel campo della prevenzione dell’inquinamento da rifiuti. Le attività del progetto proposto si estenderanno per 24 mesi con un importo complessivo di oltre 1,4 M euro.


Nasce IDEA.NET la rete di imprese per l’ingegneria ambientale

Nasce IDEA.NET la rete di imprese per l’ingegneria ambientale

Posted on marzo 27, 2016 by in Marketing with Commenti disabilitati su Nasce IDEA.NET la rete di imprese per l’ingegneria ambientale

Delta Engineering Services srl, Enecor srl e Istituto Delta srl, hanno creato IDEA.NET una rete di imprese con soggetto giuridico con lo scopo di offire servizi di ingegneria ambientale competitivi e complementari nel campo dell’Ecologia Applicata, Bonifiche, Valutazioni del Rischio e Analisi Ambientali  sia nel settore privato che in quello pubblico.

IDEA.NET mette a disposizione oltre 20 professionisti del settore appartenenti alle singole società partecipanti alla Rete.

Infine la Rete si prefigge di sviluppare progetti di ricerca nel settore dei servizi e delle tecnologie emergenti nel settore.

 


Pritzker Prize per Aravena

Pritzker Prize per Aravena

Posted on marzo 25, 2016 by in Marketing with Commenti disabilitati su Pritzker Prize per Aravena

L’architetto cileno – direttore della Biennale di Architettura di Venezia 2016 – è stato premiato per il suo modo di fare architettura con impegno artisitico sia nel privato che nel pubblico e per la sua figura di architetto socialmente impegnato.

Alejandro Aravena è stato selezionato come il 2016 Pritzker Architecture Prize Laureate, ha annunciato oggi Tom Pritzker.

Pritzker ha così motivato la scelta: “La giuria ha selezionato un architetto che approfondisce la nostra comprensione di ciò che è veramente grande progettazione. Alejandro Aravena ha sperimentato una pratica collaborativa che produce opere di architettura potenti e affronta anche le principali sfide del XXI secolo. Il suo lavoro di costruzione offre opportunità economiche per i meno privilegiati, mitiga gli effetti delle catastrofi naturali, riduce il consumo energetico e fornisce spazi pubblici accoglienti. Innovativo e stimolante, mostra come l’architettura al suo meglio sia in grado di migliorare il modo di vivere.”

Alejandro Aravena, Mathematics School, 1999, Universidad Católica de Chile, Santiago, Chile. Photo Tadeuz Jalocha

Aravena ha realizzato interventi importanti come la Universidad Catolica de Chile a Santiago – che comprende l’UC Innovation Center – Anacleto Angelini (2014), le Siamese Towers (2005), la Facoltà di Medicina (2004), la Scuola di Architettura (2004) e la Scuola di Matematica (1999) – e la Quinta Monroy Housing (2005). Questi edifici a basso consumo energetico rispondono al clima locale con piante e facciate innovative ed efficienti e offrono agli utenti la luce naturale e luoghi di incontro conviviali.

Attualmente è in costruzione a Shanghai, in Cina, un edificio per uffici per l’azienda sanitaria Novartis, con spazi per uffici progettati per ospitare diverse modalità di lavoro – individuali, collettive, formali e informali. Negli Stati Uniti, Aravena ha costruito i dormitori della St. Edward’s University (2008) ad Austin, Texas.

Aravena ha scritto nella sua mail di risposta al conferimento del premio: “Guardando indietro, ci sentiamo profondamente riconoscenti. Nessun risultato è individuale. L’architettura è una disciplina collettiva. Quindi pensiamo, con gratitudine, a tutte le persone che hanno contribuito a dare forma a una grande diversità di forze in gioco. Guardando al futuro ci aspettiamo Libertà! Il prestigio, la portata, la gravitas del premio è tale che ci auguriamo di usarlo per esplorare nuovi territori, affrontare nuove sfide, e camminare in nuovi campi d’azione. Dopo aver raggiunto questa vetta, il percorso è scritto.

Quindi il nostro piano è quello di non avere un piano, di affrontare l’incertezza, di essere aperti all’inaspettato. Infine, guardando al presente, siamo solo sopraffatti, estasiati, felici. È il momento di festeggiare e condividere la nostra gioia con quante più persone possibile”.

Alejandro Aravena, Siamese Towers, 2005, San Joaquín Campus, Universidad Católica de Chile, Santiago, Chile, University classrooms and offices. Photo Cristobal Palma


Stampanti 3D: disegna, modella, crea

Stampanti 3D: disegna, modella, crea

Posted on marzo 24, 2016 by in Marketing with Commenti disabilitati su Stampanti 3D: disegna, modella, crea

Cosa sono le stampanti 3D?

La risposta più banale alla domanda su cosa siano le stampanti 3D è nella considerazione del fatto che “la stampa 3D rappresenta la naturale evoluzione della tradizionale stampa 2D”. Sono infatti dispositivi in grado di realizzare qualsiasi modello tridimensionale mediante un processo di produzione additiva, ovvero partendo da un oggetto disegnato tramite software e replicandolo nel mondo reale con l’ausilio di appositi materiali. La procedura prevede solitamente il posizionamento di uno strato sopra l’altro, procedendo per sezioni trasversali. Se la descrizione risulta difficile da capire, si pensi a quando si desidera costruire qualcosa con i mattoncini LEGO: inizialmente si posano i pezzi che compongono la base, poi si procede verso l’alto incastrandoli in modo da ottenere il profilo voluto.

L’uomo ha ben radicata in sé l’esigenza di comunicare, di diffondere il proprio verbo o messaggio, di lasciare una testimonianza tangibile e duratura del proprio pensiero. Per questo, dopo millenni di trasmissione esclusivamente orale o figurata, è venuta a manifestarsi l’esigenza di trovare metodi pratici ed efficaci per riprodurre gli scritti in serie. L’invenzione della stampa può essere fatta risalire al II o III secolo d.C. se si tengono in considerazione i metodi impiegati per imprimere una decorazione su tessuto, mentre per la prima vera e propria riproduzione di un testo su carta bisogna far riferimento ai reperti della dinastia Tang, in Cina tra l’VIII e il IX secolo.


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