IDEA.NET E’ REALTA’

IDEA.NET E’ REALTA’

IDEA.NET E’ REALTA’

Posted on giugno 8, 2016 by in Uncategorized with no comments

E’ nata  IDEA.NET, la rete di imprese con soggetto giuridico che unisce le competenze professionali di Istituto Delta srl (www.istitutodelta.it), Delta Engineering Services srl e Enecor srl (www.enecor.srl). Il gruppo raccoglie oltre 20 professionisti con decennale esperienza nel settore della Valutazione del rischio ambientale, ingegneria ambientale e bonifiche siti inquinati. Le tre imprese ferraresi si prefiggono inoltre la partecipazione a progetti internazionali nel settore e programmi di ricerca.


Il parco eolico più grande del mondo

Il parco eolico più grande del mondo

Posted on giugno 7, 2016 by in Uncategorized with no comments

L’impianto off-shore verrà completata entro il 2020 nei mari del Regno Unito e fornirà energia a circa un milione di case.

 

Sorgerà nel Regno Unito il parco eolico off-shore più grande del mondo: verrà completato entro il 2020 al largo delle coste dello Yorkshire, nel nord dell’Inghilterra, e avrà una capacità di 1,2 GW, sufficiente per alimentare un milione di abitazioni. La fattoria del ventocoprirà un’area marina di quasi 410 chilometri quadrati con 174 turbine eoliche ad asse orizzontale alte 190 metri.

UN GIGANTE NEI MARI DI SUA MAESTÀ. A rendere possibile l’Hornsea Project One è stata la partnership fra la compagnia danese Dong Energy e il governo britannico, le cui politiche in materia energetica hanno fortemente incentivato la crescita dell’eolico nel corso degli ultimi dieci anni. Una volta terminato, l’Hornsea diventerà il primo impianto eolico off-shore a superare la soglia di 1 GW, grazie ad aerogeneratori da 7 MW ciascuno.

Particolare non secondario, la sua costruzione creerà duemila nuovi posti di lavoro e, a regime, darà occupazione a trecento persone.

TREND IN CRESCENDO. Secondo i dati della British Wind Energy Association (BWEA), attualmente l’eolico copre il 10% del fabbisogno energetico del Regno Unito, percentuale destinata a salire grazie all’Hornsea Project One e ad altri generatori off-shore che, se non ci saranno intoppi, entreranno in funzione anch’essi per il 2020. La scelta dovrebbe aiutare la Gran Bretagna a limitare le emissioni di gas serra, in linea con gli impegni assunti in occasione dell’ultima conferenza sul cambiamento climatico tenutasi a Parigi (COP21).

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Veneto, allarme inquinamento delle acque: a rischio 250mila persone

Veneto, allarme inquinamento delle acque: a rischio 250mila persone

Posted on giugno 6, 2016 by in Marketing with no comments

Le falde acquifere sono state contaminate dai Pfas, sostanze altamente nocive per lʼuomo.

Una grave emergenza sta colpendo il Veneto. Le acque delle falde acquifere di alcune zone del Vicentino, del Veronese e del Padovano sono inquinate dai Pfas, ovvero da sostanze chimiche usate nell’industria per rendere impermeabili tessuti e rivestimenti, a confermarlo è uno studio dell’Istituto Superiore della Sanità. L’area più colpita è quella compresa tra i comuni di Montecchio Maggiore, Lonigo, Brendola, Creazzo, Altavilla, Sovizzo, Sarego, in provincia di Vicenza. Mentre la zona di controllo, a impatto minore, interessa i comuni diMozzecane, Dueville, Carmignano, Fontaniva,Loreggia, Resana e Treviso.

60mila persone a rischio – I Pfas, secondo le ricerche effettuate, possono causare colesterolo alto, ipertensione, alterazione dei livelli del glucosio, effetti sui reni, patologie della tiroide e, nei soggetti più esposti, tumore del testicolo e del rene. A rischio ci sarebbero 250 mila persone in Veneto, quelle che hanno bevuto spesso l’acqua del rubinetto, mentre le più esposte alla contaminazione nelle zone interessate in questo momento son 60mila.

Lo studio dell’ISS – La conferma del pericolo arriva dai primi test effettuati dall’Istituto Superiore della Sanità che, il 20 aprile, ha pubblicato un report con gli esiti del biomonitoraggio. Lo studio ha confermato la presenza massiccia di acidi nel sangue dei cittadini che vivono nella aree esposte.

Un’azienda sotto accusa –Il primo allarme inquinamento risale al 2013 e la Regione aveva cercato di far fronte al problema installando dei filtri negli acquedotti in modo da eliminare le sostanze nocive. Sotto accusa un’azienda che produceva Pfas fino al 2011 e che però nega ogni responsabilità. In ogni caso, i filtri installati hanno migliorato la situazione anche se i test e i controlli sulla popolazione continuano.

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Riccione, il Comune paga i pensionati per sorvegliare i cantieri

Riccione, il Comune paga i pensionati per sorvegliare i cantieri

Posted on giugno 1, 2016 by in Uncategorized with no comments

Accordo tra il settore Lavori pubblici e una cooperativa di anziani: 11mila euro per controllare che tutto fili liscio.

RICCIONE – A volte capita che una passione diventi il tuo lavoro. In ogni città ci s’imbatte spesso nella figura degli anziani che, mani dietro la schiena, s’affacciano a un cantiere per osservare cosa sta accadendo. Curiosano tra i lavori in corso, danno consigli agli operai. Possono stare intere mattinate davanti alla rete per controllare che l’opera proceda. A Bologna li chiamano gli umarells. Ecco, a Riccione quello degli umarells è come un lavoro. Perché nel 2015 il Comune ha stanziato 11mila euro per retribuire pensionati che sorvegliassero i cantieri dei lavori in corso.

Accordo coi pensionati. Come riporta l’edizione di Rimini del Resto del Carlino, non essendo sempre possibile avere un dipendente presente a controllare il cantiere, il settore Lavori pubblici di Riccione ha stretto un accordo con la Cooperativa unitaria sociale pensionati srl per avere uomini che facciano da guardie ai lavori quando il personale non è presente. Di fatto, si tratta di controllare la condotta degli operai e riportarla al Comune e alle società incaricate dei lavori. La mansione specifica riguarda la “sabbia per i ripascimenti”. In sostanza, in un cantiere che deve scavare e rimuovere grandi quantità di sabbia, il pensionato deve vigilare e riportare il numero di camion che entrano ed escono dalla zona di scavi, per verificare che la sabbia rimossa sia riutilizzata nel rinascimento dell’arenile e non dispersa o destinata ad altri usi.

Undicimila euro. Per questo servizio, nell’anno che si sta per chiudere il Comune di Riccione ha destinato 11mila euro agli umarells controllori. La convenzione scadrà il 31 dicembre, dopodiché si vedrà. Se non sarà rinnovata, mettersi davanti al cantiere ad osservare i lavori, sapendo sempre quale sarebbe la cosa giusta che l’operaio dovrebbe fare, tornerà ad essere un passatempo.

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Il 65% degli italiani abita in “case sprecone”

Il 65% degli italiani abita in “case sprecone”

Posted on maggio 25, 2016 by in Marketing with no comments

La maggior parte degli edifici residenzaili ha più di quarant’anni. Basterebbero piccoli interventi di riqualificazione energetica per ridurre i consumi del 30%. Lo dice una ricerca della società Rse.

VECCHIE E SPRECONE. Così sono le case degli italiani. Il 65% degli edifici residenziali ha più di 40 anni e, grazie a piccoli interventi di riqualificazione energetica, si potrebbero ridurre i consumi del 30%: a livello nazionale questo equivarrebbe a un risparmio di 8 milioni di tonnellate di petrolio, con una riduzione delle emissioni di anidride carbonica pari a 19 milioni di tonnellate. A scattare questa fotografia sono gli esperti della società Rse (Ricerca sul Sistema Energetico) nella nuova monografia “Edifici energeticamente efficienti: un’opportunità”, presentata nella sede milanese di Assimpredil Ance.

Edilizia figlia del boom. “La maggior parte di questi edifici è nata nelle periferie durante il boom economico, prima che venisse emanata una legge sulla prestazione energetica in edilizia”, spiega Marco Borgarello, responsabile del gruppo di ricerca sull’efficienza energetica di Rse. “Per contenere gli sprechi basterebbero piccoli interventi, con tempi di ritorno entro i 15 anni, come la sostituzione degli infissi, delle caldaie e la coibentazione. Facendo una stima complessiva servirebbero investimenti per 137 miliardi: una cifra importante, se si considera che le detrazioni fiscali non agevolano tutti (ma penalizzano soprattutto famiglie giovani e anziani a basso reddito) e che le banche faticano a finanziare progetti che si ripagano nel lungo periodo”.

Una logica industriale. “Integrare l’efficienza energetica alle opere di manutenzione degli edifici, che oggi riguardano già il 2% del parco edilizio italiano, potrebbe essere la chiave per aprire nuovi scenari”,

commenta Stefano Besseghini, amministratore delegato di Rse, “e soprattutto per trovare imprese in grado di accostarsi al progetto di riqualificazione con una logica industriale, questo a beneficio dell’intera filiera e con un maggior tasso di vantaggio economico e competitivo”.

 

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Architettura mangia smog, i migliori progetti contro l’inquinamento

Architettura mangia smog, i migliori progetti contro l’inquinamento

Posted on maggio 24, 2016 by in Marketing with no comments

Poche settimane fa, uno studio dell’American Association for the Advancement of Science rivelava cifre sconvolgenti riguardo gli effetti dell’inquinamento atmosferico. Solo nel 2013, lo smog ha causato 5,5 milioni di morti premature: in pratica uccide come una guerra mondiale. E il fatto che più della metà dei decessi sia localizzata in India e Cina non significa che nell’altra metà del mondo le cose vadano davvero meglio, anzi. Il problema di certo non è nuovo. Però mai come adesso sembra tornare di estrema attualità il tema dell’architettura mangia smog.

Le soluzioni scovate o partorite da architetti, designer e ricercatori scientifici sono davvero molte e spaziano in campi anche lontani tra loro. Dai materiali fotocatalitici per abbattere inquinanti e sostanze nocive in modo naturale a sistemi di filtraggio dell’aria integrati nel corpo degli edifici, passando per l’impiego di piante, arbusti e alberi particolarmente adatti contro l’inquinamento. Ecco alcuni degli esempi più efficaci di architettura mangia smog.

Architettura mangia smog, i migliori progetti contro l'inquinamento

L’architettura mangia smog all’Expo di Milano

Il padiglione italiano presentato all’esposizione universale dello scorso anno era ricoperto di uno speciale cemento mangia smog che si basava sulla fotocatalisi: l’interazione tra luce e biossido di titaniopermette di abbattere batteri e particolato. L’Expo è finita, ma quel prodotto è in commercio con brevetto Italcementi. Si tratta di un particolare cemento biodinamico realizzato all’80% da materiali di ricicloprovenienti dalle cave di marmo di Carrara.

Architettura mangia smog, i migliori progetti contro l'inquinamento

Dall’Expo a Città del Messico

Infatti proprio questo materiale forma la pelle fotocatalitica della Torre de Especialidades, nel complesso ospedaliero della capitale centramericana. Degli elementi ceramici sono impastati con il TiO2: sono della tipologia “proSolve370e” progettata dai designers berlinesi Elegant Embellishments per formare una rete eterogenea che avvolge l’ospedale e protegge gli ambienti interni particolarmente delicati da smog e batteri. Per avere un’idea dell’efficacia della pelle dell’ospedale, ogni giorno riesce ad assorbire l’inquinamento prodotto da 8750 automobili.

Architettura mangia smog, i migliori progetti contro l'inquinamento

Il Bosco Verticale di Boeri

Ritorniamo in Italia, sempre a Milano. Non si può non citare l’opera dell’architetto Stefano Boeri, “la primaforesta verticale al mondo”. Le circa 21.000 piante creano una enorme facciata verde che riduce la CO2 in sospensione nell’aria meneghina, produce ossigeno e combatte anche l’inquinamento sonoro e l’effetto isola di calore.

Architettura mangia smog, i migliori progetti contro l'inquinamento

La più grande macchina mangia smog al mondo

Così è stata definita da molti l’opera di Daan Roosegaarde, lo Smog Free Project. A metà tra infrastruttura e installazione, questa torre alta 7 metri è alimentata esclusivamente da fonti rinnovabili e riesce a filtrare, ogni ora, la bellezza di 30.000 mc d’aria inquinata. E non finisce qua. Le micro particelle di carbonio vengono poi compattate, trasformate in gioielli e vendute per finanziare il progetto stesso.

Architettura mangia smog, i migliori progetti contro l'inquinamento

Tegole performanti dalla California

Il tetto è spesso sfruttato per installare i moduli fotovoltaici. Ma non è l’unica destinazione d’uso possibile. Degli studenti dell’Università della California, per una competizione di design, hanno avuto l’idea di rivestire le tegole di diossido di titanio. Il risultato è decisamente buono: un tetto che sfrutta questo materialerimuove dall’88 al 97% degli ossidi di azoto dispersi nell’aria.

Architettura mangia smog, i migliori progetti contro l'inquinamento

Il cartellone pubblicitario che respira

L’Università di Ingegneria e Tecnologia del Perù ha trovato una soluzione davvero particolare per abbattere l’inquinamento che ammorba la capitale Lima. Si tratta di un cartellone pubblicitario che ha i “polmoni” di 1200 alberi. Infatti può arrivare a purificare anche 100.000 mc d’aria al giorno. E’ equipaggiato di una tecnologia a base di acqua che filtra batteri, polveri e particelle.

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La scala sospesa nel vuoto che sfida la gravità e la statica delle costruzioni

La scala sospesa nel vuoto che sfida la gravità e la statica delle costruzioni

Posted on maggio 20, 2016 by in Uncategorized with no comments

Nel paesaggio incontaminato delle Fiandre, in Belgio, lo studio di ingegneria Close to Bone ha progettato una scala belvedere sospesa nel vuoto senza alcun supporto, rivestita in acciaio Corten.

 

Una struttura accattivante, immersa nel paesaggio naturale delle Fiandre, sembra sfidare la gravità con una scala sospesa nel vuoto che si arrampica verso il cielo senza alcun supporto. Progettato dallo studio di ingegneria belga Close to bone, questo oggetto monumentale realizzato esclusivamente in metallo, vuole essere una torre belvedere per il paesaggio dell’Hageland, per la foresta fiabesca di Kabouteros e per il pittoresco comune di Tielt-Winge (Fiandre, Belgio). Realizzata con una struttura in acciaio zincato, studiata dagli ingeneri con la massima stabilità, la scala è avvolta da un rivestimento in acciaio Corten dal tradizionale aspetto invecchiato che si adatta molto bene all’ambiente naturale circostante. Questo materiale pre-arrugginito, che rappresenta ormai un punto di riferimento per l’architettura contemporanea, è in questo contesto un chiaro richiamo al minerale di ferro tipico dell’Hageland dal colore rosso brunastro.

Denominata Vlooyberg Tower, la piattaforma panoramica si erge verso il cielo per un’altezza di 11,3 metri (la quota di calpestio raggiunge i 10,1 metri, cui si aggiunge l’altezza del parapetto pari a 1,2 metri) e sulla sommità della rampa sono presenti piccoli fori che fungono da spioncini verso il paesaggio.

Anche se consta di un peso di sole 13 tonnellate, la struttura è stata calcolata manualmente dagli ingeneri per definire il miglior dimensionamento degli elementi portanti, ovvero profili in acciaio pesanti e robusti (HEA 280) che sfumano via via in profili sottili e leggeri (HEB 100). Gli stessi parapetti fungono da travi strutturali per la stabilità della scala e la robustezza della fondazione svolge un ruolo primario. L’assemblaggio tra il telaio portante e il rivestimento inCorten ha richiesto inoltre una soluzione innovativa per evitare che la patina superficiale protettiva del Corten potesse contaminare la struttura con la ruggine. Attraverso distanziali in plastica e rivetti in acciaio inox sono state separate le superfici assicurando una maggiore resistenza al passare del tempo. L’analisi delle vibrazioni è stata infine la parte più complessa del progetto; per evitare la vibrazione delle scale sotto ai piedi dei visitatori, sono stati posizionati due ammortizzatori che vibrano alla stessa frequenza della scala ma in senso opposto: è proprio il contrappeso a ridurre le vibrazioni. L’intera struttura è stata assemblata in loco nel corso di mezza giornata.

Staircase_2

Staircase_3

La costruzione di questo monumento si deve alle autorità comunali, desiderose di sostituire il vecchio posto di guardia in legno, distrutto e incendiato da un gruppo di vandali. Assecondando quindi la richiesta di un nuovo belvedere resistente all’usura del tempo, Close to bone ha messo a punto un progetto non convenzionale dal forte impatto, datato di una struttura che sfida le teorie delle costruzioni e attira la curiosità di molti residenti e passanti. Non importa se per alcuni è considerata una torre e per altri è propriamente una scala; gli stessi progettisti si affidano al pittore surrealista Magritte per definire la propria opera “ceci n’est pas un escalier”.

Staircase_1

Scheda del progetto
Progettista: Close to bone, Langdorp (Belgio)
Ubicazione: Oude Leuvensebaan, Tielt-Winge, Fiandre, Belgio
Committente: comune di Tielt-Winge
Struttura in acciaio: Tri-Monta, Duffel


La migrazione del vapore nelle strutture edilizie

La migrazione del vapore nelle strutture edilizie

Posted on maggio 19, 2016 by in Marketing with no comments

Lo studio del comportamento igrotermico dell’involucro è fondamentale sia per gli edifici esistenti che per le nuove realizzazioni.

La trasmissione del vapore attraverso le strutture edilizie è un processo complesso che dipende da innumerevoli caratteristiche fisiche dei materiali e delle condizioni al contorno.

La norma di riferimento per questo tipo di analisi è la UNI EN ISO 13788:2013 “Prestazione igrotermica dei componenti e degli elementi per edilizia – Temperatura superficiale interna per evitare l’umidità superficiale critica e condensazione interstiziale – Metodo di calcolo” che propone metodi semplificati per valutare qualitativamente e quantitativamente il fenomeno.
Prima di addentrarci nei meandri della norma è bene eliminare alcuni dubbi sul concetto di umidità e sulle grandezze in gioco.

Figura 1.1.

1.1. Aria umida
Nell’aria è sempre presente vapore acqueo in misura variabile. Ad ogni temperatura dell’aria nell’ambiente interno è associata una quantità massima di vapore che può essere contenuta nell’aria stessa; questa quantità è tanto più grande quanto più la temperatura è alta.

Per chiarire questo concetto ci serviamo di una analogia idraulica, ovvero consideriamo un recipiente pieno d’acqua. In base a questa analogia la temperatura dell’aria è rappresentata dall’altezza del recipiente, mentre la quantità di vapore contenuta nell’aria è rappresentata dalla quantità d’acqua nel recipiente stesso.

Con riferimento alle figure seguenti possiamo dire che nel primo caso il recipiente è pieno al 60%, nel secondo lo stesso recipiente è pieno al 30% e nel terzo che è saturo ovvero pieno al 100%.
Il livello di liquido nel recipiente rispetto al massimo contenuto possibile rappresenta il concetto di umidità relativa.

Figura 1.1.bis

Immaginiamo ora di prendere due recipienti con altezze differenti: nella nostra analogia rappresentano due condizioni climatiche a diversa temperatura dell’aria. In questo caso la stessa quantità di liquido occupa una percentuale differente del volume, ovvero a parità di quantità di vapore (umidità assoluta), se la temperatura è differente si ottiene una differente umidità relativa nei due ambienti: 40% nel primo caso e 90% nel secondo.

Figura 1.1.bis1

Ipotizziamo ora di prendere un recipiente con bordo ad altezza variabile: questa possibilità è rappresentativa di una condizione climatica in cui è possibile modificare la temperatura dell’aria, come nel caso di una stanza di un edificio in cui si può regolare la temperatura.

È ovvio che la modifica dell’altezza del bordo incide sulla percentuale di riempimento del recipiente, ovvero a parità di contenuto di vapore, sul valore di umidità relativa.
La temperatura alla quale si raggiunge il valore di UR 100% rappresenta la temperatura limite definita come temperatura di condensazione (o di rugiada).
Con un ulteriore abbassamento della temperatura si ha la fuoriuscita del liquido dal recipiente ovvero per temperature inferiori alla temperatura di rugiada l’aria perde vapore sottoforma di condensa.

Figura 1.1.bis2
Con riferimento a questi esempi possiamo allora dire che per evitare il rischio di condensazione sono attuabili due possibili strategie:
– alzare il bordo del recipiente: cioè aumentare la temperaturadell’ambiente e/o delle superfici che lo delimitano, incrementando l’isolamento termico dell’involucro;
– abbassare il livello del liquido: cioè asportare vapore dall’aria tramite la ventilazione naturale o meccanica dell’ambiente.
Questi concetti, qui rappresentati in forma semplificata, sono ripresi di seguito attraverso l’uso del diagramma psicrometrico.

Figura 1.1.bis3

1.2. Il diagramma psicrometrico
Uno strumento molto utile per rappresentare le condizioni dell’aria di un ambiente è il diagramma psicrometrico. Questo diagramma nasce dall’idea di correlare su un grafico grandezze come l’umidità relativa (UR), l’umidità assoluta (x) e la temperatura (T) per il gas aria. Abbiamo visto nel capitolo precedente che per ogni livello di temperatura l’aria può immagazzinare fino a un massimo (ben noto) di umidità sotto forma di vapore prima di condensare. Costruendo un grafico con queste informazioni per temperature da -10 a 25°C si ottiene la curva di saturazione come mostrato in Figura 1.2.
Il diagramma psicrometrico è lo strumento che estende questa correlazione legando temperatura e umidità assoluta per tutte le percentuali di saturazione come mostrato in Figura 1.3.

Figura 1.2

Figura 1.3

Nel diagramma psicrometrico sull’asse della ascisse è riportata la temperatura (°C), su quello delle ordinate il contenuto assoluto di vapore x (g/kg), e sulle curve i livelli di umidità relativa UR (%).
Grazie al digramma psicrometrico è sempre possibile ricavare una delle tre grandezze citate note le altre due. Ad esempio nel caso di un ambiente con URpari al 65% e temperatura a 20°C, è possibile ricavare il contenuto assoluto di umidità x pari a 9.46 g/kg incrociando le informazioni come mostrato di seguito.

Figura 1.4

Una seconda utile informazione ricavabile dal diagramma riguarda la temperatura di rugiada. Partendo da una qualunque condizione iniziale (ad esempio UR 65% e 20°C) si può ricavare l’informazione circa la temperatura di rugiada (o di condensazione) spostandosi sul diagramma orizzontalmente verso sinistra fino ad incrociare la curva di UR 100% (curva di saturazione). Il valore corrispondente sull’asse orizzontale rappresenta la temperatura di rugiada, in questo caso 13,2°C.

Figura 1.5

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Apre il museo palestinese ma le sale sono vuote

Apre il museo palestinese ma le sale sono vuote

Posted on maggio 18, 2016 by in Uncategorized with no comments

Dopo vent’anni di preparazione e una spesa di altrettanti milioni di dollari, i dirigenti palestinesi inaugurano il 18 maggio il grande museo dedicato alla loro storia e alla loro cultura. L’architettura è impeccabile, ma le sale d’esposizione sono vuote.

Le autorità sbandierano da mesi, attraverso comunicati e conferenze stampa, l’apertura di questo museo che dovrebbe documentare quella memoria nazionale sottoposta, secondo i palestinesi, ai tentativi di sradicamento da parte d’Israele.

Solo che quando il presidente Abu Mazen inaugurerà il museo sulle colline della città universitaria di Bir Zeit, in Cisgiordania, nei saloni dell’ampio edificio – la cui forma ricorda vagamente una base spaziale o una farfalla di vetro e pietra bianca locale – non ci saranno né mostre né installazioni.

“Questo non è un museo vuoto”, obietta il suo direttore, Omar Qattan, bensì “un edificio destinato ad accogliere un museo”. È costato 28 milioni di dollari, “finanziati al 95 per cento dai palestinesi”, e attualmente dà lavoro a una quarantina di persone, precisa. “Il programma di mostre comincerà a ottobre. In questo momento celebriamo la fine dei lavori dell’edificio e dei giardini”, spiega Qattan. “Ci eravamo impegnati a seguire un calendario ed era più importante rispettarlo che attendere la mostra d’inaugurazione”.

Un destino nazionale comune

Negli ultimi mesi, in vista di questa mostra, vari ricercatori si erano messi al lavoro alla ricerca di album fotografici delle famiglie palestinesi sparse in tutto il mondo in modo da mettere insieme un corpus di ricordi. Ma l’apertura al pubblico, per il momento, è sospesa.

Nel corso degli ultimi sei mesi, “il direttore e vari responsabili del museo si sono dimessi”, spiega all’Afp una fonte che ha seguito da vicino il progetto e che ha deciso di rimanere anonima. “Sono emersi punti di vista diversi”, dice, senza approfondire.

Creare un luogo della memoria è un atto fondamentale per i palestinesi, che finora ne erano privi. Da decenni sotto occupazione israeliana e sottoposti al protrarsi della colonizzazione che continua a rosicchiare territorio allo stato indipendente al quale aspirano, i palestinesi difendono un destino nazionale comune.

La visita organizzata per i giornalisti, il 17 maggio 2016. - Abbas Momani, Afp

La visita organizzata per i giornalisti, il 17 maggio 2016. (Abbas Momani, Afp)

L’idea del museo è nata nel 1997, quattro anni dopo la nascita dell’Autorità Nazionale Palestinese, nell’euforia successiva alla firma degli accordi di Oslo, gli stessi che avrebbero dovuto garantire la creazione, nel 1999, di uno stato palestinese e la fine del conflitto con Israele.

Un anno dopo, mentre i palestinesi commemoravano i cinquant’anni della “catastrofe” che ha rappresentato per loro la creazione d’Israele, nel 1948, la fondazione Taawon, un’associazione senza scopi di lucro, ha deciso di dedicarsi alla creazione del museo.

Oggi questo gioiello architettonico, incastonato in un giardino ricco di diverse piante, si estende su un terreno di quattro ettari. L’edificio è stato progettato da architetti irlandesi e cinesi che hanno voluto fonderlo nell’ambiente naturale e renderlo ecologicamente avanzato. Gli organizzatori assicurano che le imponenti pareti di vetro e le terrazze a scalini permetteranno di risparmiare acqua ed energia elettrica.

Il museo ha anche un sito, che consente di raggiungere i quasi due milioni di abitanti di Gaza sottoposti all’embargo e i palestinesi dei campi profughi dispersi nei paesi della regione, ai quali è impedito l’ingresso nei Territori occupati.

Delle succursali del museo potrebbero inoltre aprire in Libano e in Giordania, dove si trova la maggior parte dei campi profughi per palestinesi dell’Onu. La primissima mostra annunciata dal museo si terrà la settimana prossima a Beirut. Sarà dedicata al ricamo tradizionale e si trasferirà poi a Bir Zeit. A ottobre.

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